20 giorni di caldo letale all’anno, collasso degli ecosistemi e oltre un miliardo di persone sfollate. Questi sono tutti probabili scenari che potrebbero devastare le società entro il 2050 se non verranno intraprese azioni rapide e radicali per limitare i cambiamenti climatici, secondo una relazione di un think tank sostenuta da un ex capo militare australiano. Il documento del Breakthrough National Center for Climate Restoration di Melbourne non è uno studio scientifico, ma un tentativo di simulare futuri scenari sulla base degli studi esistenti.
Il documento sostiene che i potenziali “esiti estremamente gravi” delle minacce alla sicurezza legate al clima sono spesso molto più probabili di quanto convenzionalmente ipotizzato, ma quasi impossibili da quantificare perché “cadono al di fuori dall’esperienza umana degli ultimi mille anni”. Sulla nostra traiettoria attuale, la relazione avvisa che “il sistema planetario e quello umano raggiungeranno un punto di non ritorno entro la metà del secolo, in cui la prospettiva di una Terra ampiamente inabitabile porta al crollo delle nazioni e dell’ordine internazionale”.

“Un futuro apocalittico non è inevitabile, ma senza un’azione drastica immediata le nostre prospettive sono scarse”, ha aggiunto Barrie. Il futuro previsto dalla relazione è quello di una potenziale catastrofe globale. Gli autori David Spratt e Ian Dunlop, entrambi climatologi, avvisano che i cambiamenti climatici al momento rappresentano “una minaccia esistenziale quasi a medio termine per la civiltà umana”. Hanno attinto alla ricerca scientifica esistente e all’elaborazione di scenari per prevedere che se le temperature globali aumenteranno di 3°C entro il 2050, il 55% della popolazione mondiale sul 35% della sua superficie vivrebbe oltre 20 giorni di caldo letale all’anno, “oltre la soglia della capacità di sopravvivenza umana”.
L’aumento dei livelli del mare costringerebbe le persone ad abbandonare parti di Mumbai, Giacarta, Hong Kong, Canton, Shanghai, Bangkok e Manila, tra le altre città. Circa 15 milioni di persone in Bangladesh dovrebbero spostarsi. “Le conseguenze sociali vanno da un maggiore fervore religioso al caos totale. In questo scenario, i cambiamenti climatici provocano un cambiamento permanente nella relazione tra l’umanità e la natura”, riporta la relazione.
Quest’ultima relazione non rappresenta la prima volta in cui i ricercatori hanno avvisato del rischio di grandi problemi sociali. A marzo, una relazione delle Nazioni Unite ha svelato che la finestra per l’azione da parte dell’uomo si sta chiudendo velocemente. L’ONU ha dichiarato che in uno scenario immutato rispetto alla situazione attuale, potrebbero avvenire milioni di morti premature per l’inquinamento atmosferico, l’estinzione di specie che influenzano la capacità di soddisfare i bisogni umani di risorse e cibo e gli inquinanti dell’acqua potabile renderebbero le infezioni resistenti agli antimicrobici un’importante causa di morte entro il 2050.
A maggio, l’IPBES, gruppo di ricerca sul clima dell’ONU, ha rilasciato una relazione sulla biodiversità globale, che ha svelato che il 75% della superficie terrestre del pianeta è stata “notevolmente alterata” e che un 1 milione di specie sta già affrontando l’estinzione.
