Proprio nel pieno dell’ondata di caldo africano che farà schizzare le temperature della Francia ben oltre i +40°C (registrati già +41°C a Clermont-Ferrand), il Paese riceve il duro monito dell’Alto Consiglio francese per il Clima. In un rapporto dal titolo “Agire in coerenza con le ambizioni”, l’organismo fa notare che la Francia è in ritardo e ben al di sotto degli obiettivi di riduzione di polveri sottili prefissati nel 2015 alla Cop21 di Parigi. “Fino a che l’azione in risposta ai cambiamenti climatici resterà alla periferia delle politiche pubbliche, la Francia non avrà alcuna chance di raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette nel 2050“, ha affermato la climatologa Corinne Le Quéré, presidente dell’organismo.
Istituito lo scorso novembre nel pieno della crisi dei “gilet gialli”, l’obiettivo dell’Alto Consiglio per il clima è quello di fornire uno sguardo scientifico a lungo termine sull’azione dell’esecutivo in materia di ambiente e taglio delle emissioni di anidride carbonica. “Le azioni intraprese – si legge nel documento – restano insufficienti, mentre l’insieme delle politiche per il clima andrebbero da subito rafforzate”.
Scivolone, almeno per il momento, per Macron che all’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, aveva lanciato il celebre slogan ‘Make our Planet Great Again‘. Lo scorso anno, la Francia ha adottato la Strategia Nazionale Basso-Carbonio, che mira alla “neutralità carbonica” entro il 2050, nel rispetto dell’accordo di Parigi del 2015 e degli impegni Ue. La decisione dell’esecutivo di tradurre in legge il taglio delle particelle sottili è applaudita nel documento, ma il problema è che “al ritmo attuale, gli impegni della Francia hanno scarse chance di venire raggiunti“. L’alto Consiglio per il clima propone inoltre di trasformare in legge anche gli obiettivi di breve termine di riduzione delle emissioni, in modo da inviare un segnale a tutti i responsabili coinvolti.
