L’obesità è ai primissimi posti tra le cause di insorgenza di malattie cardiovascolari e cancro. E’ dunque necessario seguire regimi alimentari sani e corretti, che portino al dimagrimento ma anche al mantenimento del peso ideale una volta raggiunto, e al conseguente miglioramento della condizione di salute.
I ricercatori del Department of Public Health and Clinical Medicine, dell’Umeå University, in Svezia, hanno preso in esame l’effetto di due diverse diete somministrate ad un campione di 70 donne obese in menopausa nell’arco di due anni: un gruppo di ricerca ha seguito una dieta paleolitica, l’altro una dieta nordica equilibrata, entrambe non ipocaloriche.
Si tratta di un regime alimentare che aveva già mostrato in altri studi, in soggetti con diabete di tipo 2, di riuscire a migliorare la tolleranza al glucosio, i livelli dei trigliceridi e la pressione sanguigna. Questo studio, pubblicato su European Journal of Endocrinology di giugno 2019, ne è la conferma. Quando i nutrienti passano attraverso l’intestino, le cellule enteroendocrine nell’epitelio intestinale producono ormoni come glucagon-like peptide 1 (GLP-1) nel circolo sanguigno, creando così una sensazione di sazietà.

La dieta paleolitica somministrata alle donne esaminate nello studio prevedeva 30% di proteine, 30% di carboidrati e 40% di grassi: mangiavano pesce, carne magra, uova, semi oleosi, ortaggi, frutta, bacche, oli vegetali ed eliminavano cereali, derivati del latte, zucchero e sale; quelle di controllo invece assumevano 55% di carboidrati, 30% di grassi e 15% di proteine, ossia cereali integrali, frutta, ortaggi, pesce, carne magra e derivati del latte. Al termine dei due anni di durata dello studio, è stata osservata una evidente perdita di peso durante i primi 6 mesi e nessun aumento di peso per il restante periodo di studio, in particolare per chi seguiva il metodo nutrizionale paleolitico.