Una maxi frode è stata scoperta nella produzione e vendita di succo concentrato di mela, sofisticato con acqua e sostanze zuccherine e dichiarato come biologico di origine europea, ma in maniera fraudolenta. L’operazione denominata “Bad Juice” ha portato al sequestro di beni per 6,5 milioni di euro, ed è stata diretta dalla Procura della Repubblica di Pisa, con la collaborazione di Eurojust. Protagonisti dell’operazione l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi (Icqrf) e i militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Pisa.
Le indagini hanno permesso di eseguire 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Con l’operazione è stato bloccato oltre un milione e 400 mila kg di prodotto falso bio.“Il nostro sistema di controlli è riconosciuto tra i migliori al mondo e, ancora una volta, lo abbiamo dimostrato. L’operazione dell’Icqrf, con la collaborazione della Guardia di Finanza, conferma la robustezza del nostro sistema e l’impegno del ministero per la tutela dei consumatori e dei produttori italiani“. E’ quanto dichiarato dal ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio.

Nell’ambito delle medesima operazione la Guardia di Finanza ha sequestrato 6 società, beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 6,5 milioni di euro, e 1.411 tonnellate di prodotto adulterato e falsamente designato ‘biologico’ (succhi, confetture e conserve alimentari) per un valore di circa 4,9 milioni di euro.
Secondo quanto ricostruito, l’organizzazione criminale si articolava su diversi livelli gerarchici con il diretto intervento di soggetti prestanome in territorio nazionale ed estero, grazie ai quali i due fratelli imprenditori pisani – dall’anno 2012 e fino a novembre 2018 – hanno potuto ristrutturare la propria condizione imprenditoriale avvalendosi delle aderenze criminali dei predetti soggetti. Con modalità consolidate e collaudate la compagine delinquenziale ha prodotto e commercializzato ingenti quantitativi di succo di mela non biologico, ma dichiarato come tale e sofisticato, veicolandolo nel territorio dell’Unione europea.
A seguito degli accertamenti e dei riscontri operativi è stato possibile mettere in campo una task force, composta da militari della Guardia di finanza e da ispettori dell’Icqrf, che ha pazientemente ricostruito il giro del succo e della ‘carta’ rivelando l’imponente fenomeno fraudolento. In tal modo, si è accertata anche la sussistenza del reato di autoriciclaggio commesso dagli indagati i quali hanno di fatto reinvestito i proventi delle vendite del succo non genuino in attività aziendali. Gli esiti delle investigazioni hanno permesso alla procura della Repubblica di Pisa di rilevare la fondatezza e l’estrema gravità del fenomeno fraudolento chiedendo l’applicazione della custodia cautelare in carcere per 9 persone. All’estero gli arresti sono stati eseguiti grazie alla collaborazione transfrontaliera di funzionari di Eurojust che hanno operato le perquisizioni e il sequestro delle aziende con sede in Serbia e Croazia.
