Riunirsi in società è uno dei modi migliori per ottenere il meglio dalla vita per gli uomini ma i cosiddetti “seasteaders” non la pensano così. Questa frangia del movimento anarco-capitalista sostiene che le società cooperative di oggi si siano trasformate in sistemi politici monopolistici e costrittivi, che reprimono le libertà creative e l’innovazione con leggi eccessive, tasse e minacce di violenza. Ecco perché il loro obiettivo è quello di creare comunità sovrane indipendenti dove le imposte siano volontarie. Il vero problema è che tutta la massa continentale esistente appartiene già a stati istituiti. Quindi l’unica alternativa rimane il mare.
Creando minuscoli Paesi galleggianti, il loro obiettivo è quello di ricreare lo spirito dei movimenti originali “homesteading” che ritengono difendano la sovranità individuale. Il problema per tutti gli altri che non condividono questa stessa visione è che le motivazioni non sembrano molto sincere, anzi sembrano avere molto in comune con pirati o criminali il cui obiettivo principale è quello di mettere da parte il proprio patrimonio senza pagare la giusta quota di tasse.
Koch, proprietario legale della casa nel mare, si è scusato con le autorità tailandesi per non aver comunicato adeguatamente le loro intenzioni sul progetto. Ha dichiarato di non avere idea che una casa in mare costruita per il turismo e la ricerca potesse essere percepita come una minaccia alla sicurezza, ma questa dichiarazione è alquanto bugiarda. Il Seasteading Institute cerca apertamente lo stato di sovranità indipendente per le sue strutture in modo che non possano essere tassate o influenzate da altre nazioni e questo non può che essere percepito come un rischio alla sicurezza per gli altri stati. Ma se nel mondo interconnesso di oggi anche il Regno Unito, potenza nucleare, fa fatica a tirarsi fuori dall’Unione Europea e creare il proprio regime fiscale e normativo senza creare un’enorme alterazione dell’ordine internazionale, come pensano di riuscirci i seasteaders?
In pratica, ci sono solo due modi con i quali un gruppo di individui ideologicamente motivati può sottrarsi al consenso internazionale su tasse e leggi, fa notare Izabella Kaminska (Financial Times). Possono cercare la protezione di uno stato che condivida i loro valori o dispiegare forze superiori per staccarsi e mantenere un territorio sovrano. I seasteaders potranno anche sostenere che i loro obiettivi sono pacifici, ma “fin quando rimarranno dipendenti dalle risorse di altri stati sovrani, saranno considerati ostili, a meno che non accettino di seguire la linea normativa stabilita”.
