Quali sono le sostanze più pericolose negli ambienti di lavoro

Tra le sostanze più pericolose negli ambienti di lavoro troviamo "la silice, che riguarda un ampio spettro del panorama produttivo e un gran numero di lavoratori"

Secondo lo studio “Developing a data-driven method for assessing and monitoring exposure to dangerous substances in Eu workplaces”, commissionato dall’Eu-Osha, l’Agenzia europea per la salute e sicurezza sul Lavoro, sarebbero silice, amianto, solventi, agenti biologici, polveri di legno le sostanze più pericolose negli ambienti di lavoro.
“Va ricordato -spiega Lorenzo Maria Pelusi, ricercatore Adapt (associazione che è media partner di Eu Osha)- come per ‘sostanza pericolosa’ si intenda ogni sostanza liquida, solida o gassosa, che possa essere nociva per la salute o la sicurezza umana. Di sostanze del genere se ne trovano in quasi tutti i luoghi di lavoro e sono milioni i lavoratori che in Europa vengono in contatto con agenti chimici e biologici pericolosi per la loro salute, attraverso il rischio di inalazione, di ingerimento o attraverso la pelle“.

I settori lavorativi che sono risultati maggiormente a rischio, in quanto caratterizzati dall’esposizione a un elevato numero di sostanze pericolose, sono il commercio e la riparazione di motocicli e automobili, la produzione di sostanze e prodotti chimici, attività di manutenzione degli edifici e di sistemazione del paesaggio, il settore manifatturiero gomma-plastica e infine l’edilizia specializzata.
Riguardo le modalità di esposizione alle sostanze pericolose, il rischio più comune è risultato essere l’esposizione a fumi, vapori e polveri, secondo le segnalazioni dei lavoratori dei vari settori industriali, mentre l’esposizione alle sostanze chimiche attraverso la manipolazione diretta o il contatto cutaneo è stato indicato come prevalente in un numero minore di casi.

Pelusi spiega che in cima alle 5 sostanze più pericolose per i lavoratori troviamo “la silice, che riguarda un ampio spettro del panorama produttivo e un gran numero di lavoratori, inclusi quelli del settore edile, minerario e manifatturiero“. Segue “l’amianto, il quale rappresenta un pericolo per i lavoratori dell’edilizia dato che, pur essendo proibito il suo utilizzo nei nuovi materiali da costruzione, è ancora presente nei materiali esistenti e i lavoratori potrebbero non essere a conoscenza della sua presenza; i solventi, alle cui emissioni sono esposti i lavoratori di molti settori produttivi“. Poi ancora, “gli agenti biologici non infettivi, cui sono particolarmente esposti gli addetti al trattamento e riciclo dei rifiuti, peraltro in condizioni che rendono difficile il controllo dell’esposizione e in assenza di soglie limite di esposizione prestabilite; la polvere di legno, che è classificata come sostanza cancerogena e rappresenta un pericolo per tutti i lavoratori che maneggiano o lavorano il legno“, conclude Pelusi.