Tecnologia, se il 5G diventa un’emergenza: flash mob e mobilitazioni in 50 città d’Italia per chiedere una moratoria

Tecnologia, il 5G fa paura: mobilitazioni in 50 città d'Italia per combatterlo

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“Tecnologia non sicura per umanità ed ecosistema, moratoria in difesa della salute!”. Flash mob in città, presidi simbolici e dimostrazioni pure in spiaggia, striscioni e cartelli, ma anche banchetti per la raccolte di firme e consegna di diffide al Sindaco, coi parlamentari in piazza al fianco dei cittadini, insieme a medici e scienziati. Si è svolta ieri la prima giornata di mobilitazione unitaria contro l’elettrosmog, si replica venerdì: in oltre cinquanta città e comuni d’Italia “monta la più grande catena umana per rivendicare prevenzione e precauzione nella tutela della salute pubblica, seriamente minacciata dal pericolo invisibile dello tsunami elettromagnetico: l’alleanza italiana Stop 5G ha promosso le ‘Giornate di mobilitazione nazionale 15 e 21 Giugno 2019′ per rafforzare al Governo Conte la richiesta di una moratoria fino a quando non verranno definitivamente scongiurate possibili ripercussioni nocive del 5G, da enti indipendenti studiati gli effetti socio-sanitari a medio-lungo termine delle inesplorate radiofrequenze a microonde millimetriche”. “Prodotti dossier e documenti di denuncia, l’alleanza italiana Stop 5G ha già tenuto conferenze stampa in Senato e alla Camera dei Deputati: la mobilitazione è stata patrocinata dai sindaci dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni d’Italia, dagli scienziati dell’Istituto Ramazzini e dai medici per l’ambiente di ISDE Italia. Ieri si è manifestato in una trentina di città: Alba (Cuneo), Bari, Bologna, Caorle (Venezia), Cagliari, Catania, Cervia (Ravenna), Città S. Angelo (Pescara), Dro (Trento), Finale Ligure (Savona), Giussago (Pavia), Lecce, Maccarese (Fiumicino-Roma), Milano, Montagnana (Padova), Monte Porzio Catone (Roma), Perugia, Prato, Regio Calabria, Reggio Emilia, Roma, Sinalunga (Siena), Varese, Venosa (Potenza), Verona, Voghera (Pavia), Tavernelle di Sovizzo (Vicenza), Trento e Trieste”. “Come nel mondo e nel resto d’Europa – spiega Maurizio Martucci, portavoce dell’alleanza italiana Stop 5G – i cittadini manifestano pubblicamente e con spirito democratico le legittime preoccupazioni per l’avanzata di una tecnologia altamente rischiosa che, a detta di ampia parte della comunità medico-scientifica internazionale, lascia aperta la possibilità di effetti biologici sulla popolazione irradiata in maniera massiccia, ininterrotta e ubiquitaria da una sommatoria multipla di radiofrequenze centimetriche e millimetriche. E’ la prima volta che in Italia si organizza una simile mobilitazione, simultanea in molte città dal nord al sud, isole comprese. Si tratta di un’importante risultato politico raggiunto dalla consapevolezza dei cittadini, frutto dello sforzo altruistico di tanti volontari e di un’informazione veritiera senza conflitti d’interessi veicolata dal basso, senza il sostegno di Governo, partiti e grandi mezzi d’informazione che continuano a sminuire il lato oscuro del 5G, nascondendo un’evidenza ormai schiacciante”. Dopo le oltre 1.000 persone scese in piazza in Svizzera, le 30 città mobilitate in America, i cortei in India, i cartelli e gli striscioni esposti in Germania, Inghilterra, Polonia e Israele, ora è la volta dell’Italia. “Rivendichiamo un sacrosanto diritto costituzionale per la difesa della salute – conclude Martucci, che sabato sarà relatore nel convegno pescarese di Città Sant’Angelo – le petizioni on-line hanno sinora raccolto quasi 30.000 firme, ci sono 60 istituzioni italiane tra Regioni, Province e Comuni in cui si è palesato un indirizzo di cautela, con giunte comunali che hanno approvato delibere per la moratoria. Non si può più continuare a far finta di nulla. La tutela dell’ambiente e della vita sono prioritarie per un futuro sostenibile. Non è più derogabile né procrastinabile, l’emergenza 5G è adesso!”.