Appoggiare fronte e naso su quelli dell’altro, annusarsi, strofinare i nasi, uno, due o tre scambi sulla guancia: ogni cultura ha un suo modo di intendere il rito del bacio che ogni 6 luglio viene globalmente celebrato nel World Kiss Day, ricorrenza di origine british che l’anno prossimo compirà 30 anni. Anche Ticket to Love, la campagna dedicata al benessere sessuale di IBSA Italia, si unisce ai festeggiamenti celebrando questo romantico atto d’amore.
Se nelle culture europee il bacio è ampiamente riconosciuto come gesto d’amore o quantomeno d’affetto, in certe zone del mondo mantiene ancora un connotato di stranezza se non di pericolosità, come ad esempio in quella africana dello Zambia, dove si crede di perdere l’anima baciandosi, o di volgarità, come per la tribù brasiliana Mehinaku. Il bacio romantico, inoltre, è conosciuto solo dal 55% dei Nord Americani, mentre pare sia del tutto sconosciuto tra le culture indigene dell’Africa sub-sahariana, del centro America e dell’Amazzonia, o della Nuova Guinea (i dati sono tratti dalla ricerca dell’Università dell’Indiana “Is the romantic-sexual kiss a near human universal?” del 2015). Rimane dunque prettamente europeo il bacio alla francese, appassionato e ricco di desiderio: un bacio coinvolgente ed eccitante, che induce spesso la voglia sessuale.
Di regola, nell’uomo il desiderio e la voglia sessuale generati anche da un semplice bacio possono portare all’erezione ma, soprattutto con l’avanzare dell’età, desiderio ed erezione non sempre sono collegati: il fisico, infatti, può non rispondere agli input dati dalla mente e viaggiare su un binario separato.

La ricerca sull’identità sessuale maschile di GfK, condotta con il supporto di IBSA Farmaceutici Italia nell’ambito della campagna Ticket to Love, ha confermato che i problemi di erezione riguardano una fetta significativa dei maschi italiani: il 51% degli intervistati ha conosciuto il problema della défaillance sessuale almeno una volta nella vita, mentre per il 13% si tratta di un problema che si presenta in maniera intermittente o cronica (da una volta su quattro a ogni rapporto). Di coloro che hanno il problema, la percentuale dei più giovani (35-44 anni) è comunque rilevante (17%).
