Centinaia di incendi boschivi devastano le foreste oltre il Circolo polare artico, rilasciando enormi quantità di anidride carbonica. Gli incendi in Alaska, Groenlandia, Scandinavia e Siberia sembrano essere un effetto del riscaldamento globale. Al tempo stesso rischiano di diventare causa di un’ulteriore aumento di gas serra e, quindi, di nuovo innalzamento delle temperature in un pericolosissimo circolo vizioso, segnala a Bbc Mark Parrington, esperto di incendi del Copernicus Atmosphere Monitoring Service.
I circa 50 megatoni di anidride carbonica registrati a giugno, al 21 luglio erano già raddoppiati. Dai 50 (equivalenti a un anno di emissioni della Svezia) a 100 (un anno di emissioni del Belgio). Dalla Russia il fumo è stato trasportato dai venti, avanzando verso occidente di ben sei fusi orari. Oltre all’anidride carbonica, porta altri inquinanti, a cominciare dal particolato. Le temperature in Siberia a giugno sono state di 10 gradi oltre la media del periodo e situazioni analoghe ci sono anche dall’altra parte del Circolo polare artico. Nella gran parte dei casi, il fuoco non viene neanche spento: per contenere i costi, si interviene solo quando sono minacciati centri abitati o addirittura città. Una scelta economica che può avere conseguenze ambientali difficili da stimare.
