Quando il 20 luglio 1969 avvenne l’allunaggio, fratel Gabriele Gionti, cosmologo del Papa, era appena nato: “Sicuramente tutto il seguito, l’interesse che si è avuto per le scienze da allora, mi ha influenzato e mi ha spinto a fare le scelte che ho fatto“, racconta a Maria Elena Ribezzo per LaPresse. Gesuita, laureatosi in Fisica alla Federico II di Napoli, ha conseguito il dottorato in Fisica matematica, specializzandosi in Filosofia e in Teologia. Dal 2010 fa parte dello staff della Specola Vaticana.
In riferimento ai negazionisti dello Sbarco sulla Luna, l’esperto dichiara: “Mi è capitato di avere a che fare con gente che crede in questa fake news. E’ completamente falsa, sulla superficie ci sono ancora i resti dell’allunaggio“.
Sul futuro della Specola Vaticana spiega: “Continueremo nella ricerca scientifica, spaziando dalla planetologia allo studio di stelle, galassie e dell’universo a larga scala. Sulle teorie di gravità quantistica e sulla fase iniziale dell’universo“.
Sul Big Bang? C’è scontro tra religione e scienza? Non per i gesuiti della Specola: “No, non c’è. Questi ‘scontri’ non sono veri e propri dissidi. Argomenti scientifici e argomenti teologici hanno superato questo conflitto, che nasce solo quando qualcuno vuole vedere nel Big Bang qualcosa che spiega tutto il nostro mondo. Nessuna teoria scientifica può spiegare tutto il nostro mondo“.
“Sarebbe veramente strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo“, dice. “Se fosse così sarebbe di per sé un argomento scientifico da spiegare“.
Il cosmologo del Papa: “Sarebbe strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo”
"Sarebbe veramente strano se non ci fosse vita altrove nell'Universo", dice. "Se fosse così sarebbe di per sé un argomento scientifico da spiegare"