Mauro Serafini, Giampiero Sacchetti, Natalia Battista e Carla Di Mattia – tutti ricercatori della Facoltà di Bioscienze e tecnologie agro-alimentari e ambientali – hanno pubblicato il 15 luglio 2019 lo studio “Antioxidant Activities in vitro of Water and Liposoluble Extracts Obtained by Different Species of Edible Insects and Invertebrates” sulla rivista scientifica “Frontiers in Nutrition and Sustainable diets”, secondo il quale gli insetti commestibili sono ricchissimi di antiossidanti, anche più di quelli contenuti nell’olio d’oliva e nel succo d’arancia.

Come ha spiegato l’autore principale dello studio Mauro Serafini, docente di Nutrizione umana, “Almeno 2 miliardi di persone mangiano regolarmente insetti. Sono un’ottima fonte di proteine, acidi grassi polinsaturi, minerali, vitamine e fibre, ma fino ad ora nessuno li aveva confrontati in termini di attività antiossidante con cibi funzionali classici come l’olio d’oliva o il succo d’arancia”.
“Non è possibile dire che siano superfood – conclude Serafini – perché lo studio è stato condotto in vitro e si tratta di una potenzialità del cibo. Ora bisognerà, con nuove ricerche, capire l’effettiva biodisponibilità degli antiossidanti valutando cosa succede nell’organismo dopo averli mangiati. Nel futuro potremmo pensare di utilizzare insetti con proprietà funzionali per mangimi animali e per l’alimentazione umana nell’ottica del concetto one-health”.