A poco più di 3.000 metri di altitudine sul Monte Bianco, tra il Dente del Gigante e il Colle di Rochefort, è stato scoperto un lago. La formazione ha dimensioni modeste: 10 metri di larghezza e 30 metri di lunghezza per qualche migliaio di metri cubi d’acqua. La scoperta è opera dell’alpinista Bryan Mestre, che sui suoi social network ha scritto: “È tempo di dare l’allarme”, condividendo due immagini (che vedete in alto e di seguito nell’articolo) scattate a 10 giorni di distanza, periodo nel quale è apparso il lago. Infatti, in seguito all’ondata di caldo di fine giugno, che ha colpito anche la regione del Monte Bianco, si è parlato subito di un legame diretto tra la formazione di questo lago e il riscaldamento globale, con una certa preoccupazione da parte di alpinisti e guide di montagna. Ma è davvero così?

Per il ricercatore, esiste una seconda ipotesi, più plausibile, e sarebbe il nevaio, un manto nevoso indurito in inverno, che sarebbe ancora a temperatura negativa. In questo caso, “si forma una pellicola di ghiaccio mentre l’acqua di fusione penetra e si infiltra nel manto nevoso in profondità nel ghiacciaio”. Si formano allora degli strati impermeabili all’acqua, che non può più circolare, formando così dei laghi.
È un fenomeno davvero inquietante?
Questo fenomeno, che ha sorpreso alpinisti e guide di montagna, non è un caso isolato. In realtà, si verifica quasi ogni anno in questa zona del Monte Bianco, dove un lago simile era stato scoperto lo scorso anno nello stesso posto. Per Vincent, se il riscaldamento globale influenza e accelera innegabilmente lo scioglimento dei ghiacci, questo fenomeno di formazione liquida non è da collegare direttamente ad esso e questo lago in particolare non rappresenta una minaccia al momento. “Quando il volume di questi laghi diventa molto importante, può diventare molto pericoloso se traboccano in superficie. Questo può minacciare strutture e abitazioni a valle. Qui non sono che qualche migliaio di metri cubi d’acqua e l’acqua probabilmente si scaricherà all’interno del ghiacciaio”, ha aggiunto il ricercatore.
Il glaciologo ha conosciuto altri episodi simili ma molto più pericolosi. Sul ghiacciaio di Rocciamelone nella Vallée de l’Arc, al confine Italia-Francia, si era formato un lago su molteplici anni. “All’inizio era un piccolo laghetto formatosi negli anni ’60, che si è ingrandito senza che nessuno ne cogliesse l’evoluzione. È dopo una perlustrazione qualche anno fa che mi sono reso conto che conteneva circa 650.000 metri cubi d’acqua e che minacciava di traboccare”, ha affermato. È stata allora diramata un’allerta ed è stata compiuta un’operazione di svuotamento artificiale. “Questo genere di minacce, in effetti, può esistere e bisogna stare vigili, ma nel caso attuale, non c’è niente di minaccioso”, ha concluso.