Visitare Marte e trasformarlo in un ambiente abitabile è una delle sfide della moderna corsa allo spazio, che prevede di passare prima per la luna e poi puntare al Pianeta Rosso entro il 2030. Ma le condizioni estreme di Marte, come le temperature che possono scendere fino a -120°C, sono un grande ostacolo. Ora, fa sapere Global Science, un nuovo studio internazionale condotto dall’Università di Harvard, dal Jet Propulsion laboratory della NASA ed all’Università di Edimburgo, pubblicato su Nature Astronomy, propone un approccio innovativo: invece di rendere abitabile l’intero pianeta, l’idea dei ricercatori è concentrarsi su singole zone attraverso un particolare ingrediente, l’aerogel.

Il primo a parlare di questo tipo di approccio è stato l’astronomo Carl Sagan, che in un articolo del 1971 aveva proposto di vaporizzare i ghiacci marziani, in modo da creare un’atmosfera che innalzasse le temperature e aumentasse la probabilità che si formasse acqua liquida sulla superficie di Marte. In principio, le strutture marziane di aerogel potrebbero riprodurre un fenomeno simile, su scala più piccola e con sforzi tecnologici ed economici decisamente più contenuti. “L’approccio regionale per rendere Marte abitabile – spiega infatti Robin Wordsworth di Harvard, prima firma dello studio – è molto più alla nostra portata rispetto a eventuali modifiche atmosferiche globali. È qualcosa che può essere sviluppato e testato sistematicamente, a partire dai materiali che già abbiamo”.