Le panelle sono uno dei piatti semplici e veloci più amati dai siciliani, e in particolare dai palermitani, ma non solo. Andare a Palermo e non pranzare o fare uno spuntino, almeno una volta, con pane, panelle e crocchette di patate, è quasi un sacrilegio. Un po’ come andare a Roma e non vedere il Colosseo. Perché queste frittelline gialle fatte con farina di ceci e pochissimi altri ingredienti sono un vero e proprio monumento della tradizione culinaria siciliana.
L’ingrediente principale sono appunto ‘i ciciri’, ovvero i ceci. Legumi che già nell’antica Grecia venivano macinati e impastati con acqua per creare una sorta di sfoglia, antenata dell’odierna panella. Dopo i Greci anche i Romani iniziarono a cuocerle dentro i forni. Per vederli fritti si dovrà attendere il tardo Medioevo quando, alla corte degli Angioini, era abitudine consumarle fritte e salate, come antipasto per aprire i banchetti.

A Palermo la figura del “panellaro” era molto diffusa: con la sua ‘friggitoria ambulante’ girava per la città. Il mezzo utilizzato non era altro che una carretta sulla quale era montata una baracca di legno chiusa da tre lati; all’interno vi era un fornello e una grande pentola piena d’olio utilizzata per la frittura, un ripiano con le panelle già fritte da far vedere ai clienti per allettarli e un contenitore di latta contenente il sale.
Farina di ceci, sale, acqua, pepe nero e prezzemolo: sono questi i semplici e pochi ingredienti delle panelle, che nel giorno di Santa Lucia vedono anche una declinazione dolce, ripiene di crema gialla e ricoperte con una lieve spolverata di zucchero a velo.