Gli eventi meteo estremi stanno diventando sempre più comuni. Recentemente, un’ondata di caldo record in Groenlandia è diventata virale grazie all’immagine di cani da slitta che camminavano nell’acqua lì dove avrebbe dovuto esserci del ghiaccio. La foto è stata scattata da Steffen Olsen dell’Istituto Meteorologico Danese. I ricercatori dovevano recuperare i loro strumenti di monitoraggio e le loro stazioni meteo nella Groenlandia nordoccidentale, ma le operazioni sono state rese complicate da questa grande quantità di acqua di fusione che si era accumulata perché il ghiaccio aveva poche fratture tramite le quali farla drenare.
La foto è esplosa sui social network e sulle prime pagine dei giornali e molti la considerano come una prova dei cambiamenti climatici e un’indicazione del fatto che il riscaldamento globale sia una realtà scioccante e inconfutabile. Tuttavia, la realtà non è così semplice e ci sono due importanti considerazioni da fare. Per prima cosa, è importante dire che questo non è un evento senza precedenti. Sebbene insolito per questo periodo dell’anno, ossia la metà di giugno, la formazione di acqua di fusione sul ghiaccio marino con bassa permeabilità è un fenomeno regolare, solitamente alla fine di giugno o luglio. Infatti, Ruth Mottram, climatologo dell’Istituto Meteorologico Danese, afferma che il ruolo del riscaldamento globale in questo fenomeno non è scontato poiché può “ancora essere considerato un evento estremo guidato dal meteo, quindi è difficile ricondurlo ai soli cambiamenti climatici”.

Associare l’immagine dell’acqua di fusione ad una prova dei cambiamenti climatici è una semplificazione che può diventare problematica e apre il dibattito sui cambiamenti climatici a facili critiche. Per esempio, un effetto collaterale dell’ondata di caldo in Groenlandia sono state temperature più basse della media in Nord America, in cui l’aria fredda normalmente contenuta nell’area è finita sulle medie latitudini, come uno sportello del frigorifero lasciato socchiuso.
Questo sottolinea il bisogno di spiegare la relazione tra eventi guidati dal meteo e cambiamenti climatici. Enrico Scoccimarro, scienziato del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), che analizza la relazione tra cicloni tropicali e clima come sua attività di ricerca principale, ha spiegato che “l’associazione dei cambiamenti climatici a singoli eventi è complicata”. Come esperto di eventi meteo estremi, Scoccimarro sottolinea l’importanza di arrivare alle conclusioni analizzando le tendenze generali su lunghi periodi di tempo piuttosto che indicare singoli eventi meteo come prova di una verità più ampia, perché questo spesso può essere fuorviante. Un eccellente esempio è offerto dal suo studio sulle tempeste tropicali: “In generale sappiamo che ci saranno meno cicloni tropicali a causa dei cambiamenti climatici. Detto questo, quando si formano, la disponibilità di energia per l’intensificazione del processo è maggiore. Quindi meno cicloni ma più intensi”.