Nel 50% dei casi di anafilassi la diagnosi è sbagliata. La grave reazione allergica conosciuta come ‘shock anafilattico’ spesso non viene riconosciuta. E’ quanto emerge da uno studio epistemiologico condotto da Mauro Calvani, responsabile della commissione per le allergie alimentari della Società italiana di immuno-allergologia pediatrica (Siaip), intervistato dall’agenzia Dire. Soltanto “uno o due bambini su dieci, di quanti accedono al pronto-soccorso, sono in realta’ inquadrati correttamente. Si riconosce loro l’asma o l’orticaria, ma non si comprende l’anafilassi e i dati della ricerca sono confermati anche dalla recente letteratura negli Stati Uniti“, precisa Calvani.

E’ necessario “osservare quando un bambino sviluppa una reazione allergica che interessa piu’ di un apparato, ovvero un’eruzione cutanea contemporaneamente alla comparsa di sintomi respiratori, di interessamento cardiovascolare o gastrointestinale. Così – afferma lo studioso – nel caso di una reazione allergica generalizzata c’è la possibilita’ di anafilassi“.