Mentre alle isole Eolie la situazione sta lentamente tornando alla calma, anche se a Ginostra c’è ancora uno “scenario da guerra” come ha detto stamattina il Sindaco, grazie al Laboratorio di Geofisica Sperimentale del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze possiamo ricostruire cos’è successo ieri pomeriggio nel modo più preciso e dettagliato possibile. Gli esperti dell’ateneo fiorentino spiegano che alle 16:46 di ieri pomeriggio si è registrato un evento esplosivo parossistico associato a parametri geofisici molto alti. L’evento si è composto di due eventi distinti: una prima esplosione localizzata al cratere di Sud/Ovest ed una seconda esplosione, dopo pochi secondi, dal cratere Centrale.
L’evento sismico ha avuto un’ampiezza di 8.3 x10-3 m/s in velocità e 2.2 x10-3 m in spostamento e ha superato di oltre due ordini di grandezza i valori dell’attività ordinaria e di un ordine di grandezza quelli di un’esplosione maggiore. Il segnale sismico ha avuto una durata complessiva di circa 5 minuti. Questo evento è stato accompagnato da un forte segnale di deformazione del suolo (27 µrad a circa 800 m di distanza al tiltmetro OHO nella Rina Grande) preceduto di circa 8 minuti da una inflazione del suolo. Tale deformazione è più che doppia rispetto alla deformazione registrata durante l’evento parossistico del 15 Marzo 2007.
Dalle immagini della telecamera di punta Labronzo si è potuta osservare un’ingente emissione di materiale balistico di grosse dimensioni che è arrivato fino a 400-500 metri dalla costa. La colonna ha generato successivamente un flusso piroclastico all’interno della sciara del fuoco che ha raggiunto la costa in corrispondenza di Punta dei Corvi, pochi secondi dopo l’esplosione, e si è propagato rapidamente per diverse centinaia di metri sulla superfice del mare. Un secondo flusso si è propagato nella parte centrale della sciara del fuoco ed ha raggiunto la costa. Il materiale piroclastico è finito oltre il campo di vista della telecamera e plausibilmente si è propagato fino a distanze superiori agli 800 metri dalla costa.
A seguito dell’esplosione parossistica l’attività esplosiva ai crateri sommitali è aumentata di intensità con pressioni infrasoniche doppie rispetto all’attività ordinaria (60 Pa a 450 m) e lancio di matertiale balistico fino a 300 m di altezza.
La telecamera di Roccette posta a quota 750 m mostra delle lineazioni di anomalia termica in corrispondenza del versante esterno del cratere di NE e Centrale plausibilmente legate a emissioni di materiale caldo da un sistema di fratture. Attualmente il materiale caldo scende lungo la sciara del fuoco dal settore centrale della terrazza craterica ma non raggiunge il mare. Il tiltmetro OHO non evidenzia deformazioni significative dell’apparto vulcanico.
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