Svolta sul caso Vincent Lambert: stop ai trattamenti dopo 11 anni

Il protocollo medico che prevede l'interruzione dei trattamenti è stato avviato "a partire da oggi", ha annunciato Vincent Sanchez, il capo del reparto per le cure palliative dell'ospedale di Reims

A undici anni dal devastante incidente stradale che lo ha inchiodato ad un letto d’ospedale, arriva la svolta sul caso di Vincent Lambert, il tetraplegico in stato vegetativo divenuto simbolo del dibattito sul fine vita in Francia. Il protocollo medico che prevede l’interruzione dei trattamenti è stato avviatoa partire da oggi“, ha annunciato Vincent Sanchez, il capo del reparto per le cure palliative dell’ospedale di Reims, dove l’ex infermiere di 42 anni è ricoverato dal 2009. In una mail, che il medico ha inviato alla famiglia, si appella alla “responsabilità di ciascuno” affinché “l’accompagnamento di Vincent Lambert avvenga nel modo più sereno, intimo e personale possibile“.

Dal 2013, la famiglia combatte per la sorte di Vincent. La moglie Rachel, suo nipote e sei fratelli e sorelle si sono stretti contro quello che ritengono accanimento terapeutico, accettando la decisione dei medici di lasciarlo andare. I genitori, Pierre e Viviane Lambert, e un fratello e una sorella sono invece fortemente contrari. Ieri, da Ginevra, la madre ha fatto nuovamente appello alle Nazioni Unite, scagliandosi contro coloro che a suo avviso vogliono “assassinare” il figlio. Nei giorni scorsi, i legali avevano evocato una eventuale denuncia per “assassinio premeditato” nel caso in cui il trattamento fosse stato interrotto. “Spero che sia l’epilogo“, ha invece detto Marie-Genevieve Lambert, una delle sorelle favorevole allo stop.

Al momento, dunque, resta valido quanto prescritto dalla legge sul fine vita del 2016: nessuna eutanasia o suicidio assistito ma l’autorizzazione a sospendere i macchinari in caso di “ostinazione irragionevole”. Si tratta di una decisione che in tutti questi anni hanno condiviso almeno una ventina di equipe mediche. Ma non don Roberto Colombo, docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, membro ordinario della Pontificia Accademia per la Vita, secondo il quale quello annunciato oggi è “un atto inaccettabile e gravissimo sul piano professionale medico, su quello del diritto internazionale e, ancor più, su quello umano“.

In Francia, il protocollo medico prevede “l’arresto dei trattamenti” e una “sedazione profonda e continua” per il paziente. Il 20 maggio scorso, sembrava di essere giunti all’epilogo quando Sanchez annunciò l’interruzione dei trattamenti, che gettò i genitori nella disperazione e suscitò dure polemiche. Invece la Corte d’appello di Parigi ordinò di riattaccare immediatamente la spina almeno fino a quando un comitato dell’Onu per i diritti dei disabili, al quale i genitori avevano inviato uno dei tanti ricorsi, non si fosse espresso. E ora l’ultima svolta della vicenda. Per i magistrati della Cassazione, i giudici d’appello non erano competenti e quindi l’ordine di proseguire le cure era da considerarsi nullo. I trattamenti possono interrompersi “già da ora”, aveva dichiarato l’avvocato, aggiungendo: “Nessun ricorso è ormai possibile perché non c’è più alcun giudice a cui rivolgersi”.