Quanto può cadere in errore chi ama visceralmente qualcosa? E soprattutto, si può davvero definire amore quello che trova la propria ragione d’essere nell’odio? Ovviamente no. La notizia della morte di Ettore Weber, domatore del circo Marina Monti, ha fatto tornare alla ribalta una delle più grandi contraddizioni di chi si definisce animalista: l’incoerenza e l’odio verso altro esseri viventi, ma solo quelli della propria specie. Il domatore è morto ieri sera a Triggiano, nel barese, durante una sessione di addestramento con quattro tigri. Uno dei felini, saltando, avrebbe travolto Weber buttandolo a terra, poi lo avrebbe azzannato. A quel punto anche le altre tre tigri hanno preso d’assalto l’uomo, ormai a terra, sbranandolo.

Ora, detto ciò, la domanda è: quale patologia è imputabile a soggetti simili, ovvero persone che dicono di ‘amare’ gli animali e sono poi capaci di tanto odio verso i propri simili? Azzardando “un’analisi pseudo psicologica” della faccenda si potrebbe pensare che quello nei confronti degli animali non sia amore, se non altro perché chi è capace di cotanto odio non sa nemmeno cosa sia l’amore; si potrebbe trattare dunque di frustrazione, di repressione del proprio io, chissà. O magari è semplice cattiveria, di fronte alla quale non si può fare altro che dire: persino gli animali sono più umani di voi.