Gli eventi meteo estremi, come le piogge torrenziali che si alternano a periodi di grave siccità, per il 5° anno consecutivo hanno distrutto le coltivazioni di mais e fagioli nel cosiddetto “corridoio secco” che attraversa, in America centrale, Guatemala, El Salvador, Honduras e Nicaragua: si tratta di una fascia di terra arida costituita da una foresta secca tropicale che si estende per 1.600 km e dove si concentra il 90% della popolazione del Centroamerica.
L’ONU spiega che le famiglie che vivono nell’area coltivando la terra, a causa delle conseguenze del riscaldamento globale, sono alla fame.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, oltre 2 milioni di persone vivono nelle zone toccate dal “corridoio secco” e un milione e 400mila di loro hanno bisogno di urgente aiuto alimentare.
Per tale motivo il Programma alimentare mondiale ha avviato un progetto di distribuzione di aiuti per 700mila persone.
In questa particolare zona la vita delle famiglie è scandita dai raccolti stagionali: il 1° raccolto è pronto per agosto e copre i bisogni alimentari fino a dicembre, il 2° raccolto arriva a gennaio e permette di sfamarsi fino a giugno-luglio.
Se un raccolto va male non ci sono riserve alimentari sufficienti per arrivare al raccolto successivo.
Mais e i fagioli, alimenti tipici di queste zone, sono colture fragili e molto sensibili alle condizioni meteo: purtroppo a volte per sopravvivere è necessario abbandonare la propria terra e spostarsi altrove.
