Sono in grado di produrre un cocktail di antibiotici sempre diversi, che possono agire sugli agenti patogeni frenando la loro capacità di evolversi e di opporre resistenza. Dallo studio di alcuni microrganismi un gruppo di ricerca internazionale, coordinato da Massimiliano Marvasi del Dipartimento di Biologia dell’università di Firenze, ha formulato alcune ipotesi per affrontare il tema della resistenza agli antibiotici negli ospedali. L’indagine è stata pubblicata da Trends in Ecology & Evolution rivista del gruppo Cell Press. Il problema della resistenza agli antibiotici, che costituisce una grave minaccia secondo la medicina moderna, in natura è stato affrontato con successo.

Secondo gli studi dei ricercatori tutto questo è possibile in quanto i batteri adottati dalle formiche non producono un singolo antibiotico, ma una combinazione. “In questo mix – rileva il ricercatore – sono presenti molecole che hanno un livello di efficacia differente: alcune sono decisive, altre lo sono meno. Inoltre, durante l’evoluzione, questi batteri modificano la composizione chimica della mistura e finiscono per sorprendere i patogeni, rallentando l’effetto resistenza e l’effetto sorpresa. Tale abilità deriva da una natura plastica e flessibile che consente loro di mutare da un punto di vista genetico e di produrre così sempre nuove varianti“.