È morto all’età di 95 anni Robert Mugabe, ex presidente dello Zimbabwe. Dal 1980 al 2017, anni durante i quali è stato alla guida dello Zimbabwe, Mugabe è passato da eroe dell’indipendenza a despota responsabile del collasso economico del suo Paese. Le sue dimissioni sono avvenute nel 2017, sotto la pressione dei militari. Poi nell’arco di due anni, la notizia della sua scomparsa.
Quando prese le redini dell’ex Rhodesia – divenuta indipendente nel 1980 dopo sette anni di guerra di liberazione che mise fine a quasi un secolo di potere coloniale britannico – Robert Mugabe conquistò tutti. La sua politica di riconciliazione, in nome dell’unità del Paese, gli valse l’ammirazione delle capitali straniere. “Ieri eravate i miei nemici, ora siete i miei amici“, diceva l’ex leader della guerriglia. Nato in una missione cattolica vicino ad Harare ed educato dai gesuiti, Mugabe offrì posizioni ministeriali chiave ai bianchi e permise persino all’ex primo ministro della Rhodesia, Ian Smith, di rimanere nel Paese. Conosciuto come “l’uomo pensante della guerriglia”, il rivoluzionario Mugabe apparve come un leader modello. In dieci anni, il Paese compì passi da gigante: furono costruite scuole, centri sanitari e nuovi alloggi per la maggioranza nera.

Molto presto, però, l’eroe dell’indipendenza iniziò a usare il pugno di ferro contro i suoi avversari. Nel 1982, mandò l’esercito nella provincia “dissidente” di Matabeleland, terra dell’etnia ndebele e del suo ex alleato durante la guerra di indipendenza, Joshua Nkomo. Il bilancio della brutale repressione fu di circa 20.000 morti. Negli anni 2000, finirono anche i buoni rapporti con le cancellerie internazionali, a causa del suo abuso di potere, delle frodi elettorali e della sua violenta riforma agraria, che costrinse la comunità di contadini bianchi – che ancora deteneva gran parte della terra del Paese – a lasciare in massa lo Zimbabwe. La riforma portò al collasso di un’economia già in difficoltà: la liquidità era scarsa e la disoccupazione era al 90%.
Per molti è colpevole di trascinato il suo Paese in una disastrosa crisi economica e di aver isolato lo Zimbabwe a livello internazionale. Ancora oggi, l’80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, il tasso di disoccupazione raggiunge il 90%, si contano meno di 0,5 medici per circa 100mila persone e la speranza di vita, a causa anche della diffusa piaga dell’Aids, è di 54 anni per gli uomini e 53 per le donne.
Ha trascorso i suoi ultimi anni isolato tra Singapore e Harare. La sua morte è stata confermata questa mattina in un tweet dal suo successore, il presidente Emmerson Mnangagwa, che ha definito Mugabe una “icona della liberazione“, senza fornire alcun dettaglio sulle cause del decesso. Lo scorso 6 agosto, Mnangagwa aveva annunciato che l’ex presidente dello Zimbabwe era ricoverato in ospedale a Singapore da quattro mesi.
