Le Vie dei Tesori: Messina apre le porte di 26 siti

"Siamo felici di rinnovare il nostro impegno e la nostra collaborazione con Le Vie dei Tesori," dice la neosovrintendente ai Beni culturali di Messina

L’antica Zancle, la città eroica sopravvissuta a invasioni, conquiste, rivolte. La città che dopo secoli ha riscoperto Antonello, la città da cui passò il Caravaggio in fuga da Malta. Devastata dal terremoto del 1908 e rinata, ricostruita, riamata. E proprio da qui parte Le Vie dei Tesori, da quelle chiese, ipogei, forti, ville, opere d’arte sopravvissuti, e li mette a confronto con i siti nati nel secondo ventennio del Novecento. Messina non ha mai voluto mancare l’appuntamento con il festival, sempre con numeri altissimi, anzi l’anno scorso fu bruciata sul filo di lana dalla neo arrivata Trapani che con mille presenze in più guadagnò il podio di città più visitata delle province siciliane, esclusa Palermo. Ma Messina mise insieme lo stesso 14.365 visitatori, con l’exploit del Museo regionale con 500 visitatori nell’unico giorno di apertura (che quest’anno tra l’altro, verrà replicato). Ecco quindi Messina alla sua terza partecipazione di fila, quest’anno si mostrerà attraverso ventisei luoghi – venticinque + uno su prenotazione, l’elegante Villa Maria – con l’orgoglio della sua storia. E ancora, le passeggiate condotte da esperti alla scoperta della città, una degustazione che chiuderà una particolare visita guidata e, novità di quest’anno, un pullman che per un giorno la collegherà a Palermo.

Siamo felici di rinnovare il nostro impegno e la nostra collaborazione con Le Vie dei Tesori – dice la neosovrintendente ai Beni culturali di Messina Mirella Vinci E’ il terzo anno e ad ogni edizione il pubblico cresce, sono soprattutto i messinesi a scoprire la loro città”. “Siamo particolarmente legati a Messina perché da qui tre anni fa è iniziata l’avventura del festival fuori dalla città di Palermo, dove ormai è una realtà consolidata da 280 mila visitatori – spiega Laura Anello, presidente dell’Associazione Le Vie dei Tesori – Ringraziamo tutte le istituzioni sia pubbliche che private, a partire dalla Regione Siciliana con la Soprintendenza ai beni Culturali che oggi ci ospita, confermando il solido rapporto di collaborazione con il festival”.

Le Vie dei Tesori nascono da un lavoro srotolato sull’intero territorio, a cui contribuiscono Comuni, Diocesi, gli enti; quest’anno, su input dell’assessore Sebastiano Tusa al quale la manifestazione è dedicata, e per volontà del presidente della Regione Nello Musumeci e del dirigente generale dell’assessorato ai Beni culturali, Sergio Alessandro, la Regione Siciliana ha firmato con il festival un innovativo accordo di valorizzazione con cui ne riconosce la valenza strategica per la promozione della Sicilia.

Le Vie dei Tesori MessinaSebastiano Tusa ha creduto nel rapporto tra pubblico e privato, e ha visto giusto – interviene Carmelo Briguglio, capo di gabinetto dell’assessorato regionale ai Beni Culturali – questo festival è tra le più importanti manifestazioni culturali che proiettano all’estero l’immagine della Sicilia. Tusa ha tracciato la strada, non possiamo tornare indietro, ma siamo pronti ad andare avanti”.

Tre weekend a disposizione, sempre venerdì, sabato e domenica, dal 13 al 29 settembre. Il viaggio deve per forza iniziare dalla Prefettura che – soltanto nell’ultimo weekend – permetterà un vero colpo d’occhio sullo Stretto, dal suo salone principale: è un palazzo che mischia stile neoclassico e rinascimentale con citazioni Liberty.

Visitando la Prefettura si avrà l’impressione di essere in mezzo al mare – dice il Capo di gabinetto Caterina Minutoli dal salone vediamo passare le navi, è una visione straordinaria che meraviglierà qualsiasi visitatore. Faremo anche visitare l’ufficio del Prefetto, con il soffitto a cassettoni appena restaurato”.

Sarà un viaggio bellissimo per tutti, metteremo a disposizione tesori inediti per gli stessi cittadini”, interviene Filippo Grasso, prorettore dell’Università di Messina. Presenti alla conferenza stampa di presentazione, i responsabili dei luoghi che verranno aperti dal Festival e Marco Grassi dell’associazione Amici del Museo di Messina che ha curato la logistica.

Rispetto all’edizione dello scorso anno, sono presenti meno chiese – ma apre i battenti quel gioiello medievale che è San Tommaso Il Vecchio, chiesa piccola e preziosa che profuma di Medioevo: difficile credere che sia stata anche utilizzata come forno, dal 1866 e fino al terremoto – e più musei e collezioni d’arte. Tra queste, la GAMM, la Galleria d’arte Moderna provinciale che custodisce una collezione che attraversa il XX secolo attraverso le opere di Fontana, Casorati, Boetti o Guttuso, solo per citarne alcuni, ma anche le sorprendenti installazioni di Agostino Bonalumi o le sculture di Giò Pomodoro; per scoprire la città sotto i bombardamenti, si deve scendere nell’ex rifugio antiaereo che ospita il Museo del ‘900, mentre aprirà per un solo giorno, sabato 28 settembre dalle 10 alle 18, il MuMe (il Museo Regionale) con le due opere del Caravaggio (passato dalla chiesa di San Giovanni di Malta) e le due di Antonello, forse sepolto al monastero di Santa Maria di Gesù Superiore, dove forse fu sepolto. Tra i tanti luoghi che apriranno le porte, anche palazzo Zanca che sorge sull’antico Palazzo della Camera di Commercio, e oggi ospita il Comune; un edificio grandioso, immenso, di oltre 12 mila metri quadrati, realizzato dall’architetto palermitano Antonio Zanca; sulla facciata, i buddaci, i pesci che danno il nome ai messinesi. Rivivrà anche quest’anno la Messina liberty che tanto è piaciuta la scorsa edizione: soprattutto attraverso le residenze private, a partire da Villa Rodriguez dove c’è il Circolo della Borsa che ospitò sovrani italiani e stranieri e oggi mostre, leziosa, i decori floreali di Guido Viola; poi Villa Cianciafara dove si ritrovano i nobili arredi di un tempo e lo stile del fotografo Filippo Cianciafara, cugino di Giuseppe Tomasi e di Lucio Piccolo; Villa De Pasquale, restaurata dalla soprintendenza, dove si produceva essenza di gelsomino, Villa Stefania (ma i messinesi la conoscono come Villa Alfè, dalle iniziali dei pronipoti di Stefania Filiberto, la nobildonna alla quale il marito Federico Roberto fece dedicare la dimora.). Ultima, Villa Maria, elegante, al borghese, raffinata, nasconde un laghetto e da Ganzirri domina lo Stretto: sarà l’unico sito messinese ad aprire su prenotazione, soltanto sabato 21 e domenica 22 settembre dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18