Diagnosi prenatale sospetta per 1 donna su 4, spesso il secondo consulto smentisce

"Circa il 25% delle donne in gravidanza riceve una diagnosi ecografica o clinica di un sospetto, anche solo sussurrato, dell'esistenza di un 'piccolo problema' o addirittura di una patologia fetale"

Dagli studi casistici relativi alle consultazioni in ecografia ostetrica risulta che circa il 25% delle donne in gravidanza, durante tutto l’arco della gestazione, riceve una diagnosi ecografica o clinica di un sospetto, anche solo sussurrato, dell’esistenza di un ‘piccolo problema’ o addirittura di una patologia fetale, come una malformazione o un difetto congenito. Ben una donna su 4. Un numero enorme di madri che cadono immediatamente in sofferenza psichica, ma che, per fortuna, nella stragrande maggioranza dei casi non vedono poi confermato il sospetto quando proseguono negli approfondimenti rivolgendosi ad altri specialisti per una ‘second opinion’‘. Dati da tenere a mente per le future mamme che potrebbero trovare sollievo nella ripetizione di un’indagine prenatale non andata a buon fine. “La ‘second opinion’ è una consuetudine molto in voga nei Paesi anglosassoni e sempre più richiesta anche dai nostri specialisti quando si trovano di fronte ad una patologia o solo al sospetto di questa. Sono consultazioni mirate a chiarire il sospetto specifico emerso dalla prima osservazione e tendono a perfezionare la diagnosi o, come spesso accade, ad escluderla. Spesso però sono molto difficili da ottenere, soprattutto in tempi brevi e con esperti della diagnosi prenatale. I centri devono essere ad altissima specializzazione, con migliaia di casi seguiti e risolti“, afferma Claudio Giorlandino, ginecologo, esperto in diagnosi prenatale, direttore generale dell’Italian College of Fetal Maternal Medicine.

A Roma parte “Second Opinion”: accertamenti gratuiti in centri ad elevata specializzazione per avere una seconda opinione su una diagnosi prenatale sospetta. Se è una donna su quattro a ricevere una diagnosi di sospetto, nella maggioranza dei casi una successiva consultazione permette di escludere la problematica prospettata. “Nei centri Altamedica di Roma si mette a disposizione gratuitamente esperienza, apparecchiature all’avanguardia e know- how scientifico, per Second Opinion in caso di diagnosi di una patologia del bambino. La scelta tecnica deve infatti ricadere su centri dotati di specialisti di ogni aspetto della Medicina del feto e tecnologie di assoluta avanguardia. Infine la consultazione non deve risentire dei propri orientamenti religiosi o morali ma deve essere libera e sincera, lasciando libera la donna di scegliere senza condizionamenti di ordine etico tali da generare sensi di colpa nella coppia genitoriale“, conclude Giorlandino.