Per dimagrire è sufficiente avere amici magri? Sembra una domanda assurda ma, invece, la risposta può essere illuminante e insegnarci qualcosa di utile non soltanto per perdere peso, ma in generale per rendere più salutare il nostro stile di vita: a spiegarlo sono gli esperti di “Dottoremaeveroche“, il sito della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri contro le fake news. Di seguito l’approfondimento pubblicato oggi dagli esperti FNOMCeO.
“Il punto da cui partire è che i comportamenti sono contagiosi. Come i virus, insomma. Basta guardarsi intorno per vedere come, all’uscita da scuola, a molti bambini è offerta una merenda dai genitori o dai nonni e i piccoli che non la ricevono riescono ad armare dei capricci tali che il giorno successivo saranno accolti all’uscita di scuola da meravigliose prelibatezze che faranno loro dimenticare la delusione provata. Qualcosa di simile – spiegano i medici – accade agli adolescenti che si muovono in gruppo, non soltanto per andare insieme a un concerto, ma assai più spesso per ritrovarsi a chiacchierare davanti a una pizzeria o, più grandi, al bar per l’aperitivo. Si chiama “mindless eating” e non è altro che il mangiare o lo spizzicare senza pensarci [1]. Insomma, anche se non ci piaceva il caffè, a forza di ricevere inviti a fare due chiacchiere al bar, abbiamo finito col prenderne tre al giorno. Cucchiaini di zucchero compresi.”

Così, è stato possibile ricostruire la rete di relazioni familiari e amicali di 5.124 persone, a loro volta legate a una comunità più allargata di 12.067 amici e parenti.
Rispetto alle persone snelle, quelle obese hanno maggiori probabilità di avere amici, amici di amici e amici di amici di amici ugualmente obesi. Vale dunque la regola dei tre gradi di influenza: non soltanto tra amici diretti, ma anche a distanza, per così dire. Questa cosa del condizionamento a distanza è particolarmente interessante: prendiamo per esempio il caso di due fratelli che abitino in due paesi distanti e si vedano solo a Natale. Negli ultimi tempi, uno dei due è molto ingrassato ma, incontrandolo alla fine dell’anno, il pensiero del fratello meno… pesante potrebbe essere: “Va bene, è parecchio in sovrappeso ma è sempre il mio caro fratellone”. Non solo, ma è probabile che il suo successivo stile di vita sia influenzato dal “contagio” con la situazione del fratello, al punto che in previsione del successivo Natale potrebbe iniziare a concedersi qualcosa in più o a cedere alla pigrizia facendo meno esercizio. Anche perché il giudizio degli altri familiari in merito alla sua forma fisica sarebbe meno temuto [3].”
Se non hai un cane né sei pronto ad adottarne uno dal canile, potresti farti un amico che già ne abbia uno, con cui passeggiare portandolo nel quartiere o al parco a fine giornata. Anche se non farai i diecimila passi fatidici, sarà comunque molto utile per dimagrire o anche solo tenersi in forma.
In realtà siamo più condizionati da chi ci sta vicino che da modelli lontani o virtuali. Gli opinion leader, in un certo senso, li abbiamo in famiglia o in classe [5]. Per avere più probabilità di dimagrire, non dovremmo cercare di ottenere la forma fisica di Federica Pellegrini (un obiettivo probabilmente frustrante perché non realistico); piuttosto, funziona la strategia di coinvolgimento di chi è più prossimo insieme con un piccolo gruppo ma più allargato, perché in questo modo potremo mettere maggiore distanza tra noi e possibili influenze negative.”
Bibliografia
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- 1 . Wansinck ,.“Mindless eating: why we eat more than we think”. New York: Norton, 2006
- 2 . Christakis NA, Fowler JH, “The spread of obesity in a large social network over 32 years”. N Engl J Med 2007; 357: 370-9
- 3 . Christakis NA, Fowler JH, “Connected: the amazing power of social networks and how they shape our lives”. London: Harper&Collins, 2010
- 4 . Gorin AA, Wing RR, Fava JL, et al. “Weight loss treatment influences untreated spouses and the home environment: evidence of a ripple effect”. Int J Obesity 2008; 32: 1678-84
- 5 . Valente TW, Pumpuang P, “Identifying opinion leaders to promote behavior change”. Health Education Behav 2007; 34: 881-96
