“Per decenni l’emicrania è stata sottovalutata e considerata una condizione con cui convivere, solo negli ultimi anni gli è stato dato il giusto peso, con l’Oms che oggi la riconosce come la prima malattia più disabilitante per la popolazione al di sotto dei 50 anni“. Così Antonio Russo, responsabile del Centro cefalee all’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, è intervenuto a margine del convegno “Focus on… emicrania”, nel quale oggi a Milano alcuni neurologi si sono confrontati sulla diffusione della malattia, in occasione dell’ingresso sul mercato di un nuovo farmaco. “L’impatto dell’emicrania si riconosce dalle gravi modifiche dello stile di vita – ha aggiunto Russo – a causa del mal di testa più del 50% dei pazienti non può condividere aspetti ludici come una festa di compleanno o la cena di Natale, più del 50% non riesce a gestire le attività con i figli, come accompagnarli a scuola o aiutarli a fare i compiti: è un problema che si ripercuote sugli altri membri famiglia, impedendogli una vita serena”. “Il dolore emicranico – ha ricordato Russo – coinvolge il più delle volte metà testa (da qui il nome ’emicrania’), è un dolore severo, pulsante, ma porta con sé anche altri sintomi come nausea, vomito, il bisogno di stare in silenzio o al buio, o quello di muoversi per evitare l’acuirsi del dolore. Oggi abbiamo una nuova classe di farmaci specifica per l’emicrania e per il suo meccanismo di azione, ovvero la produzione di una molecola chiave, la Cgrp, che è responsabile della sintomatologia durante l’attacco“.

