Con il taglio del nastro avvenuto lo scorso settembre, la casetta realizzata con il sistema costruttivo a secco steelMAX® di Cogi, è pronta ad accogliere gli inquilini che la abiteranno per i cinque anni di sperimentazione e a fornire ai sensori sviluppati da FBK quelle informazioni che i ricercatori dovranno analizzare e tradurre in linee guida progettuali per costruire la casa del futuro: dalla corretta scelta e posa in opera di materiali ed elementi costruttivi più efficienti, alle migliori soluzioni tecniche e progettuali per assicurare elevate prestazioni di risparmio energetico, fino al comfort abitativo e alla durabilità della struttura edilizia anche in condizioni climatiche estreme.
Oltre all’inaugurazione ufficiale dell’abitazione-laboratorio, è stato un momento di ulteriore confronto e scambio di idee tra i partner del progetto, utile anche per raccogliere feedback per il prosieguo della sperimentazione, che andrà avanti fino al 2023.

C’è quindi interesse attorno ad un nuovo modo di progettare e di intendere l’abitazione, anche se le costruzioni come quella realizzata per la sperimentazione sono ancora considerate meno sicure ed affidabili rispetto a quelle in mattoni. La ricerca si propone anche di smentire questa convinzione. “Soprattutto per i partner russi è importante dimostrare che è possibile costruire abitazioni efficienti e qualitativamente valide, che possono competere con quelle tradizionali anche in condizioni climatiche difficili, a costi che possono arrivare ad essere inferiori anche del 30%”, continua Tomasi.
L’obiettivo della ricerca e del gruppo di lavoro, come detto, è arrivare a individuare la migliore soluzione per costruire una casa intelligente, energeticamente efficiente e a basso impatto ambientale, ma anche garantire un elevato livello di comfort alle persone che la abitano. I sensori della Fondazione Bruno Kessler, installati nelle pareti, nel tetto e nel pavimento dell’abitazione, avranno un ruolo fondamentale anche in questo secondo aspetto, monitorando in tempo reale per l’intera durata della sperimentazione parametri strutturali e ambientali, sia interni sia esterni (grado di umidità, temperatura, funzionamento degli impianti di ventilazione, condizioni delle strutture portanti, consumi energetici, efficienza termica dell’involucro, etc.), che le università di Trento e Altai dovranno poi studiare e tradurre in linee guida costruttive.
“Il progetto – conclude Tomasi – rappresenta un buon esempio di come l’alta tecnologia può dare nuova spinta anche a settori, come quello dell’edilizia, in alcuni contesti ancora molto tradizionali”.
isolMAX è un progetto di ricerca promosso dal sistema trentino di Ricerca a cui partecipano Fondazione Bruno Kessler, Università degli Studi di Trento, Altai State Technical University (Barnaul, Russia) e Cogi Srl. L’iniziativa è co-finanziata dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR 2014-2020), dal Governo Italiano e dall’Assessorato allo Sviluppo Economico, Ricerca e Lavoro della Provincia autonoma di Trento (fino al 2020).
