“Fino agli anni ’80, il clima milanese nelle sue medie non si è alterato, poi abbiamo avuto un changing point in cui le medie misurate hanno iniziato ad alzarsi. Un esempio, prendendo come periodo di riferimento il trentennio fra il 1961 e il 1990, siamo passati da 13,7 gradi a più di 14“. È un passaggio dell’intervento di Alessandro De Carli, componente della Commissione ambiente e tutela del territorio dell’Ordine degli Ingegneri durante la seconda giornata degli Stati Generali dell’ Ingegneria al museo nazionale della Scienza e della Tecnologia.
Nella relazione l’ingegnere ha parlato, tra l’altro, dei gradi-giorno, ovvero la differenza che intercorre fra la temperatura comfort di 20 gradi interna agli edifici e quella esterna, che rileva come il centro di Milano sia più caldo rispetto alle periferie con un picco di 2,404 gradi giorni. Un dato che deve essere considerato anche nella progettazione degli impianti di riscaldamento, in quanto essendo una zona più calda ha bisogno di minor energia. Anche per quanto riguarda le precipitazioni, Milano presenta delle differenze a seconda della zona, con un Nord più piovoso e un Sud più secco. “A seconda di come progetto la città, bisogna sovrapporre le isole di calore con mappe che tengano conto anche delle fasce di popolazione a rischio – ha ricordato De Carli – Come le zone con un’alta concentrazione di anziani, o dove sono state edificate le scuole. Bisogna capire dove sono le zone critiche per sapere dove agire“.
