L’aumento del livello del mare è uno dei pericoli dei cambiamenti climatici più conosciuti. A causa dei gas serra, il pianeta si riscalda e nel farlo, ghiacciai e calotte polari si sciolgono e l’acqua marina si espande, aumentano il volume degli oceani del mondo, riporta l’organizzazione Climate Central. Le conseguenze variano dall’aumento di inondazioni costiere che possono danneggiare le infrastrutture e le coltivazioni allo spostamento permanente delle comunità costiere.
Prevedere il rischio di inondazioni non richiede solo la stima del futuro aumento del livello del mare, ma anche il suo confronto con le elevazioni terrestri. Tuttavia, dati sulle elevazioni sufficientemente precisi non sono disponibili, sono inaccessibili al pubblico o troppo costosi nella maggior parte del mondo al di fuori di Stati Uniti, Australia e parti dell’Europa. Questo offusca la comprensione di dove e quando l’aumento del livello del mare influenzerà le comunità costiere nelle parti più vulnerabili del mondo. CoastalDEM, un nuovo modello prodotto da Climate Central per colmare questa lacuna, mostra che molte delle coste del mondo sono ben più basse di quanto generalmente noto e che l’aumento del livello del mare potrebbe colpire centinaia di milioni di persone in più nei prossimi decenni di quanto ritenuto in precedenza, riferisce l’organizzazione.

“Sulla base delle proiezioni dei livelli del mare per il 2050, le terre che attualmente ospitano 300 milioni di persone scenderanno al di sotto dell’altitudine di un’inondazione costiera media annua. Entro il 2100, le terre che ora ospitano 200 milioni di persone potrebbero trovarsi permanentemente sotto la linea dell’alta marea”, scrive Climate Central.
Le misure di adattamento come la costruzione di dighe e altre difese o lo spostamento delle popolazioni su elevazioni maggiori potrebbero alleggerire queste minacce. Infatti, sulla base di CoastalDEM, circa 110 milioni di persone vivono attualmente su terre al di sotto della linea dell’alta marea. Queste popolazioni sono quasi certamente protette dalle difese costiere esistenti, che potrebbero però non essere adeguate ai futuri livelli del mare. Nonostante queste difese, l’aumento delle inondazioni oceaniche e dei costi di difesa probabilmente produrranno profonde conseguenze politiche, economiche e umanitarie, riporta Climate Central.
In una mappa interattiva, l’organizzazione stima le zone del mondo che saranno sotto il livello di inondazioni annue entro il 2050.
Clicca qui per la mappa interattiva –> LAND PROJECTED TO BE BELOW ANNUAL FLOOD LEVEL IN 2050
“Ma i pericoli di inondazioni permanenti non sono limitati all’Asia”, riporta Climate Central. “In 19 Paesi, da Nigeria e Brasile ad Egitto e Regno Unito, le terre che ora ospitano almeno un milione di persone potrebbero scendere permanentemente sotto la linea dell’alta marea alla fine del secolo e diventare permanentemente inondate in assenza di difese costiere. Anche se le terre ora casa di 200 milioni di persone saranno minacciate da inondazioni permanenti, aree che ora ospitano altri 360 milioni di persone affronteranno la minaccia di inondazioni almeno annuali, per un totale di oltre mezzo miliardo di persone su terre altamente vulnerabili. Sotto uno scenario di emissioni più alte e vicino alla parte finale (95%) della sensibilità dell’aumento del mare al riscaldamento per il modello utilizzato in questo studio, le terre che oggi ospitano 640 milioni di persone potrebbero essere minacciate entro la fine del secolo da inondazioni croniche o permanenti”, conclude Climate Central.
In un’altra mappa interattiva proposta dall’organizzazione, è possibile calcolare il livello del mare che si prevede verrà raggiunto sotto diverse variabili di temperatura (come inquinamento storico, riscaldamento di 1,5°C, 2°C, 3°C e 4°C) e scenario (come inquinamento storico, riduzioni estreme, moderate o minori di carbonio, inquinamento fuori controllo). In Italia, con un riscaldamento di 4°C, la costa nord-adriatica è ancora quella più colpita dall’aumento del livello del mare, seguita da aree in Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.