Oltre 1.350 donne australiane hanno vinto la loro battaglia legale contro il colosso farmaceutico Johnson & Johnson. L’azienda statunitense è stata confermata come responsabile, tramite la sua sussidiaria Ethicon, di non aver messo in guardia sui rischi della mesh, ovvero una rete che viene impiantata nell’utero per il trattamento del prolasso vaginale o per l’incontinenza post-gravidanza. Alcune delle donne che hanno portato avanti la class action hanno lamentato dolore cronico e sanguinamento durante i rapporti sessuali, problemi causati proprio dalla mesh impiantata chirurgicamente.

“Hanno trattato le donne come maiali, hanno mentito sui rischi e non hanno fatto nulla per rimediare“, ha commentato Julie Davis, che è stata la prima ad aver denunciato la compagnia. L’anno scorso il governo australiano aveva chiesto scusa alle donne vittime della mesh riconoscendo loro “anni di dolore e agonia“. La sentenza è solo l’ultima tegola caduta in testa alla Johnson & Johnson, che sta sborsando miliardi di dollari in cause legali riguardanti i propri prodotti.
Nonostante tutto ciò, nonostante le accuse e le cause legali, la società ha chiuso lo scorso trimestre con un aumento delle vendite pari a 20,7 miliardi di dollari, ovvero l’1,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2018.
