Luca Parmitano oggi per 6 ore nel vuoto cosmico: torna il ricordo dell’incidente del 2013, rischiò l’annegamento

Per Luca Parmitano oggi la 3ª passeggiata spaziale dopo quelle effettuate nel 2013: la 2ª uscita fu caratterizzata da un pericoloso incidente

La “passeggiata spaziale” odierna dell’astronauta Luca Parmitano sarà una fra le più difficili operazioni nel vuoto cosmico dai tempi delle riparazioni sul telescopio spaziale Hubble. Sarà solo l’inizio di una serie di complesse attività extraveicolari per la manutenzione dello strumento Alpha Magnetic Spectrometer (Ams-02), un rilevatore di particelle di antimateria e di materia oscura situato in cima alla struttura a traliccio S3 della Stazione spaziale internazionale, tra una coppia di pannelli solari e radiatori. La Nasa considera queste uscite particolarmente impegnative, in quanto Ams-02 non era stato inizialmente progettato per operazioni straordinarie di mantenimento.
Per Parmitano, primo comandante italiano della Stazione spaziale, sarà la terza Eva dopo quelle effettuate nel 2013 nel corso della missione “Volare” dell’Agenzia spaziale italiana.

La sua seconda uscita fu caratterizzata da un pericoloso incidente.

passeggiata spaziale foto parmitanoIl 16 luglio 2013, a causa di un filtro intasato, la sua spaziale di AstroLuca si è progressivamente riempita dell’acqua normalmente circolante nel sistema di termoregolazione: ha rischiato l’annegamento.
Circa 90 minuti dopo l’uscita dalla ISS l’astronauta italiano si è accorto che “qualcosa non era in ordine”: il casco ha iniziato rapidamente a riempirsi di acqua, fino a pregiudicare completamente la visibilità e la possibilità di comunicazione con la Stazione. Con calma e sangue freddo, l’astronauta è riuscito a tornare alla ISS facendosi tirare dalla molla di riavvolgimento del suo cavo di sicurezza.
“Dopo aver comunicato al controllo a terra di aver completato il mio lavoro, ho sentito una specie di tocco dietro la schiena. Inclinando la testa, ho capito che si era versata dell’acqua nel casco. Chiamando di nuovo il controllo a terra, ho comunicato loro che non pensavo fosse semplicementesudore,” ha raccontato in un’intervista rilasciata al Financial Times. “Nello Spazio, l’acqua si comporta come una massa gelatinosa. Gli ammassi d’acqua hanno iniziato ad accumularsi nel mio visore, annebbiando la visuale, e hanno impregnato le spugne degli auricolari. Avevo paura di perdere il contatto con il controllo a terra. E per rendere le cose ancora peggiori, ho dovuto ruotare il mio corpo di 180°: in alcuni punti attorno alla Stazione è necessario farlo per evitare di danneggiare le antenne della Stazione stessa”. “L’acqua cominciava a raggiungere il naso, ma non riuscivo a soffiarla fuori. Improvvisamente, non riuscivo più a vedere niente né a comunicare con il controllo e facevo fatica a respirare”. “Come pilota sperimentale dell’Aeronautica Italiana, mi ero già trovato in situazioni catastrofiche. Sapevo che rimanere calmo avrebbe fatto la differenza tra la vita e la morte”. “Finalmente, sono riuscito a rientrare. Abbiamo iniziato le procedure di depressurizzazione, che durano tra 12 e 15 minuti. Non avevo nessun contatto audio, quindi ho stretto la mano di Chris per farli sapere che stavo bene”. “Dopo aver tolto il casco, mi sono sentito enormemente sollevato. I miei colleghi mi hanno asciugato il viso: secondo le nostre stime, si era accumulato circa un litro e mezzo di acqua”.
E’ stato in seguito, grazie ad analisi approfondite, che si è scoperto che l’incidente è stato causato da un difetto della ventola che fa circolare l’ossigeno nella tuta.