Le piogge intense, fino a 350 millimetri nel savonese, hanno messo di nuovo messo in ginocchio diverse regioni tra il nord e il sud del Paese. Genova per la terza volta in meno di nove anni è sott’acqua (2011, 2014, 2019): i rii Fegino, Ruscarolo, Valpolcevera sono esondati facendo danni e lasciando detriti e fango al loro passaggio. Per fortuna, a differenza del passato, non ci sono state vittime e questo grazie ad un sistema di allerta, coordinato dal Dipartimento della Protezione civile, che è forse l’unico aspetto positivo in una situazione disastrosa, che evidenzia come il Buon Governo del territorio passi innanzitutto da: lo stop al consumo del suolo nelle aree a più alto rischio idrogeologico e comunque nella fascia dei 150 metri da tutti i corsi d’acqua; la rinaturazione e liberazione delle fasce golenali (laddove possibile) per favorire, in sicurezza, la divagazione delle acque; la consapevolezza che i cambiamenti climatici devono essere considerati una “variante aggiuntiva” ineludibile nel costruire i modelli previsionali del rischio alluvioni.

Dobbiamo affrontare seriamente e con responsabilità un problema che è estremamente complesso: tornare alla pianificazione di bacino idrografico con una programmazione a medio e lungo termine coerente ed efficace e, soprattutto, dobbiamo considerare i cambiamenti climatici come una variabile aggiuntiva, non sono più un aspetto “straordinario” come dimostra ormai la frequenza triplicata degli eventi estremi in Italia negli ultimi dieci anni.
Per questo il WWF chiede di:
- bloccare il consumo di suolo in tutta Italia e almeno nella fascia di 150 metri dai fiumi;
- predisporre da parte dei comuni, soprattutto i più grandi, piani di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, condizionanti le scelte di governo favorendo il consumo di suolo “zero”;
- avviare urgentemente nelle aree a maggior rischio azioni di delocalizzazione (strutture industriali, sportive o altro) per ridare spazio ai fiumi e così contribuire alla messa in sicurezza della popolazione;
- bloccare l’escavazione in alveo e il taglio della vegetazione ripariale e attuare adeguati e moderni principi di manutenzione naturalistica del territorio che tutelino i servizi ecosistemi;
- avviare una diffusa rinaturazione fluviale, volta a recuperare capacità di ritenzione delle acque in montagna e collina e a ripristinare aree di esondazione naturale dei fiumi e la vegetazione ripariale.
Impiegare da parte delle Regioni, come previsto dalla legge (Dlgs.133/2014; DPCM.28/5/2015), almeno il 20% di finanziamenti della difesa del suolo per interventi integrati per la mitigazione del rischio e il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità; applicare correttamente le direttive Quadro Acque (2000/60/CE) e Alluvioni (2007/60/CE); considerare nella pianificazione la “variante aggiuntiva” dei cambiamenti climatici che un importante aspetto che modifica l’equazione del rischio.
