Nico de Corato e l’ultra maratona di 140km nel deserto: dopo l’impresa, il calvario della malattia. “Ho perso unghie e capelli” [FOTO]

Nico de Corato ha compiuto la sua impresa in 23 ore e 5 minuti, ma dopo l'ultra maratona ha iniziato ad avere i primi problemi che ancora oggi non sono pienamente risolti

Nel 2018, l’italiano Nico de Corato, residente a Dubai da diversi anni, ha voluto omaggiare il Paese che l’ha accolto con una vera e propria impresa sportiva: un’ultra maratona di 140km per celebrare il 47° Giorno Nazionale degli Emirati Arabi Uniti. De Corato ha iniziato il suo lungo percorso da Bab Al Shams arrivando, dopo 140km, vicino all’iconica bandiera gigante dell’Etihad Museum di Dubai in poco più di 23 ore. “È il mio modo di dire grazie al Paese che mi ha accolto e per far scoprire alle persone che questo Paese non è solo grattacieli e centri commerciali. Ci sono bellissimi paesaggi e punti culturali di interesse. Ecco perché inizierò da Al Sahara fino all’iconica Union Flag”, aveva detto della sua impresa.

Questa non è stata la prima volta in cui l’appassionato corridore ha tentato qualcosa di simile. Nel 2015, infatti, aveva realizzato una maratona in solitaria di 100km per il 44° anniversario del Giorno Nazionale degli Emirati Arabi Uniti.

Allenarsi per una sfida del genere non è una cosa che avviene dal giorno alla notte, ma servono anni di preparazione. “Ovviamente ti alleni correndo, ma anche in palestra. Vado anche in bici e nuoto, in più mi metto alla prova con diversi tipi di esercizi. Nella preparazione, non devi tralasciare nessun dettaglio. Ma è anche opportuno ascoltare i suggerimenti di quanti hanno già partecipato in corse a questo livello, i tecnici che li hanno seguiti, i dottori e i paramedici che hanno affrontato le emergenze durante questi eventi”, ha spiegato de Corato.

Ma c’è anche un altro aspetto da tenere in considerazione quando si tratta di corse su lunga distanza: l’impossibilità di dormire. “Le persone non pensano che correre una lunga distanza significhi anche combattere contro il sonno. Quindi, una volta a settimana io non dormo e vado ad allenarmi, saltando una notte di riposo. Mi sono allenato per stare sveglio. Correre una distanza come questa è più un gioco mentale che fisico”, ha spiegato prima di intraprendere la maratona da 140km.

La sua impresa l’ha compiuta in 23 ore e 5 minuti, giungendo alla Union Flag il 2 dicembre 2018, accolto dagli amici, dalla famiglia e dai suoi sostenitori. De Corato è riuscito a portare a termine la sfida nonostante un forte dolore al ginocchio destro che ha richiesto l’uso di impacchi di ghiaccio per ridurre il gonfiore. Ma dopo aver compiuto questa impresa, la soddisfazione di aver vinto la sfida contro se stesso e i dolori fisici accusati non sono state le uniche cose che de Corato ha provato. Dopo la sua ultra maratona, infatti, è iniziato per lui un calvario dal quale solo ora sta iniziando ad uscire.

Nei giorni successivi sono stato colpito da uno strano fenomeno: ho iniziato a perdere chiazze di capelli. Un fenomeno che è continuato per circa 10 giorni, quando poi sono rientrato in Italia. Un primo medico ha diagnostico senza ombra di dubbio un’alopecia da stress e mi ha prescritto 3 + 3 mesi di cortisone (topico). Dopo alcune settimane di relativa stabilità (gestita con un nuovo taglio di capelli, che veda la testa rasata dietro e ai lati), la perdita di peli ha iniziato a colpire tutto il cuoio capelluto, la barba, le sopracciglia, fino a prendere tutto il corpo. Provando a sentire il primo medico telefonicamente (nel frattempo ero rientrato a Dubai) la risposta è stata alquanto laconica: “Non posso fare niente da qui, si faccia vedere da qualcuno”. E lì inizia un ping pong di dottori, diagnosi, cure, medicinali; tutto e il contrario di tutto”, ha raccontato de Corato sulle pagine di running.gazzetta.it.

“Fino a quando incontro un primo medico che apre una nuova strada: non si tratta assolutamente di alopecia, ma di una forte disidratazione, che ha portato a uno scompenso metabolico, un impoverimento dei minerali nel corpo. Mi hanno lanciato alcuni input: mangia frutta e verdura in quantità, assumi miele di Manuka (un potente antibiotico), elimina la carne rossa, elimina o riduci al minimo i carboidrati raffinati, evita allenamenti prolungati, rilassati, fai yoga, ecc.”, continua. Pur seguendo questi consigli, i miglioramenti faticavano ad arrivare, fin quando Corato non si è rivolto ad un biologo nutrizionista, che gli assegna “un piano nutrizionale molto rigido (che ancora seguo), senza medicine ma solo con integratori naturali. Una dieta quasi vegana, basata principalmente su verdura e legumi, ma anche con uova e altri alimenti, tutta una serie di indicazioni per una corretta alimentazione: alcune di queste già le adottavo in automatico, essendo un ultramaratoneta, ma altre le ignoravo”, spiega.

De Corato avrebbe sofferto gli effetti di “una sindrome da over-training non curata come tale e che ha destabilizzato l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene con una eccessiva produzione di cortisolo, ripetuta nel tempo e rimasta incontrastata a lungo. Questo ha portato a una permeabilità intestinale dovuta alla compromissione del sistema immunitario. Il corpo insomma ha iniziato a rigettare quello che reputava superfluo; oltre i capelli, anche le unghie si sfaldavano in continuazione. Dopo meno di 1 mese dall’inizio della dieta, ho iniziato a vedere i primi peli che spuntavano laddove una volta c’erano i miei amati baffi. Poi la barba. Dopo un altro mese i primi segnali di capelli. A oggi il recupero non è ancora completo e i peli crescono ancora in maniera disomogenea, costringendomi a radermi quasi tutti i giorni per non avere un aspetto antiestetico. Ma questa inversione di tendenza mi ha motivato e mi ha dato la forza di continuare su questa strada e anzi iniziare già a progettare altre imprese sportive, pur non potendomi allenare ancora come vorrei”, ha concluso l’ultra-maratoneta.