Una folla enorme, composta da migliaia di persone, sta pertecipando con un forte sentimento di vicinanza e commozione a Reggio Calabria ai funerali di Nino Candido, Vigile del Fuoco reggino di 32 anni deceduto nell’esplosione della cascina di Quargnento nella notte tra lunedì e martedì. La messa è officiata dall’Arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini presso il Duomo di Reggio Calabria. Prima della messa, la salma è arrivata al Duomo dopo un lungo corteo sul corso Garibaldi, la principale strada della città, solennemente gestito dai Vigili del Fuoco.
Proprio stanotte ha confessato Giovanni Vincenti, il proprietario della cascina: non voleva uccidere, ma il suo obiettivo era probabilmente riscuotere il premio della polizza stipulata nell’agosto scorso. Un’assicurazione per 1 milione e mezzo di euro, “anche per fatto doloso” che avrebbe potuto risolvere i problemi economici dell’uomo il quale – come appurato dagli inquirenti – versava in una situazione “di esposizione fortemente debitoria”. Vincenti, sottoposto a fermo nella notte dopo aver ammesso le sue responsabilita’, si trova ora nel carcere di Alessandria. Confessione piena, la sua, resa prima ai carabinieri e poi al Pm. Per lui l’accusa e’ di omicidio, disastro doloso e lesioni volontarie ma si sta valutando anche, ha spiegato questa mattina il procuratore capo di Alessandria Enrico Cieri, anche la frode ai danni della compagnia di assicurazione “perlomeno nella forma tentata”. Indagata a piede libero anche la moglie. La svolta delle indagini e’ arrivata ieri pomeriggio dopo una perquisizione disposta dalla Procura nell’abitazione dell’uomo: sul como’, nella camera da letto, gli investigatori hanno ritrovato il foglietto di istruzioni del timer utilizzato per provocare l’esplosione. Proprio un errato settaggio di uno dei due dispositivi, hanno spiegato gli inquirenti, ha provocato la prima esplosione nella cascina di Quargnento, che ha fatto scattare l’intervento dei vigili del fuoco e dei carabinieri. “Da cio’ che abbiamo ricostruito con il contributo dei tecnici del Ris di Parma – ha detto il procuratore Cieri- il timer era stato settato all’una e trenta della notte ma, accidentalmente, era stato anche predisposto un programma ulteriore a mezzanotte. E verosimilmente questo settaggio a mezzanotte ha provocato la prima piu’ modesta esplosione e ha allertato i soccorsi”. La seconda esplosione piu’ devastante ha ucciso tre vigili del fuoco, Matteo Gastaldo, Marco Triches e Antonino Candido, ferito un carabiniere e altri due pompieri. Un tragico epilogo, che Vincenti avrebbe probabilmente potuto evitare con una segnalazione alle forze dell’ordine dopo la prima deflagrazione. “A noi risulta – ha spiegato il procuratore Cieri – che la prima esplosione parziale e accidentale sia stata all’incirca a mezzanotte e qualcosa. All’una uno dei carabinieri chiama Vincenti e gli dice che stanno intervenendo nella sua abitazione, per spegnere l’incendio”. L’uomo pero’ non svela che nella cascina ci sono altre cinque bombole non esplose ed e’ la strage. Per quattro giorni Giovanni Vincenti ha parlato di invidie nei suoi confronti, di possibili vendette ma ieri sera, proprio il giorno dei funerali dei tre vigili del fuoco, davanti all’evidenza delle prove, e’ crollato.
