“Il 50% dei pazienti affetti da scompenso cardiaco ha una qualche forma di carenza di ferro. In presenza di insufficienza cardiaca, la carenza marziale costituisce un problema molto serio perché interferisce con la produzione di energia muscolare che correla direttamente con i sintomi e la sopravvivenza del paziente. La carenza di ferro, infatti, aumenta il rischio di mortalità di oltre il 40%; causa un peggioramento della qualità di vita e riduce di oltre il 10% la capacità di esercizio fisico che è invece fondamentale per mantenere in buone condizioni la funzionalità cardiaca“, ha spiegato Maurizio Volterrani, Primario di Cardiologia presso l’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma
“È decisamente importante sensibilizzare la popolazione a non sottovalutare i sintomi della carenza marziale e i possibili rischi per la salute. Oggi, peraltro, ci sono terapie innovative. Possiamo utilizzare alcuni tipi di ferro che hanno avuto buoni risultati nei pazienti, sono meglio tollerati e assorbiti, e hanno fatto registrare minori effetti collaterali“, aggiunge Volterrani, ricordando che il 26 novembre, è stata dedicata una giornata internazionale alla carenza di ferro, Iron Deficiency Day 2019.

