I cinghiali ostacolo la crescita dei tartufi, schiacciando il terreno e impedendo lo sviluppo dei preziosi funghi. Questi danni vanno ad aggiungersi a quelli causati dall’antropizzazione e dal clima, responsabili nel loro complesso di un crescente e costante calo della produzione. A fare il punto con l’ANSA della situazione del comparto è il ricercatore del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria a Gorizia, Gilberto Bragato, esperto di suoli e ambienti tartufigeni da oltre 30 anni. “I cinghiali pur essendo scavatori non sono, come molti potrebbero pensare, particolarmente ghiotti di tartufi – spiega Bragato – tuttavia costituiscono una grave minaccia per la produzione sia per le tartufaie naturali sia per quelle coltivate. Un problema che sicuramente è stato acuito negli ultimi anni dalla loro proliferazione“.

“Molti pascoli sono spariti in alcune zone dell’alto Appennino dove i boschi si sono infittiti, impedendo così la fruttificazione dei tartufi e la loro ricerca“, spiega il ricercatore, evidenziando un quadro dove ha un peso anche il cambiamento climatico in atto. La quasi assenza di piogge a settembre e ad ottobre e le temperature più alte hanno di fatto spostato in avanti di circa un mese il periodo di raccolta delle più importanti specie autunno-invernali, vale a dire il bianco pregiato, il nero pregiato e il tartufo uncinato. Nel caso specifico del bianco pregiato che non può essere coltivato, lo spostamento temporale comporta una certa presenza di tartufi anche nel mese di gennaio, mentre la legge che ne regola la raccolta fissa il termine ultimo al 31 dicembre.
