Riportiamo integralmente un post pubblicato sulla propria pagina Facebook dal prof. Antonio Moretti, geologo ed esperto di storicità dei terremoti, in merito ad un argomento di rilevante interesse pubblico: la presenza di radon nelle case e nelle scuole italiane. Radon la cui fuoriuscita dalla crosta terrestre è facilitata da quegli stessi movimenti del sottosuolo che causano anche i terremoti ed è per questo che molto spesso la presenza di questo ed altri gas è stata considerata un segno precursore di un evento sismico.
“Il Business del RADON.
È di questi giorni la notizia, riportata da vari giornali del sud, dei risultati di una campagna per la misura del radon “indoor” eseguita sistematicamente in tutte le scuole della regione su incarico dell’amministrazione regionale pugliese.

La proposta rimase lettera morta perché insorse l’ARTA Abruzzo, che partorì immediatamente un “progetto casa sicura” che mi risulta non abbia avuto alcun seguito utile se non l’assunzione di decine di giovani ingegneri e fisici (sic!) nei meandri del progetto. Non era prevista la presenza di laureati in Scienze dell’Ambiente, Geologia e Biologia.
Prima di entrare nel caso specifico della regione Puglia (che almeno qualcosa ha fatto!) cerco di riassumere brevemente gli elementi più importanti del problema.
Babbo Uranio e lo Zio Torio hanno vita molto lunga, miliardi di anni, e se ne stanno comodamente rintanati nel mantello e nelle rocce della crosta profonda. Sono loro che, decadendo pigramente, generano quel calore interno che scalda le rocce e tiene in vita l’attività tettonica e vulcanica del nostro pianeta. Ogni tanto si avvicinano alla superficie, comodamente trasportati da alcuni tipi di magmi sotto forma di minerali vulcanici. E qui cominciano già a dividersi. Lo Zio Torio è molto pigro, si associa con altri elementi di poca iniziativa e forma minerali stabili e pesanti (monaziti, zirconi) che si accumulano nei sedimenti o tornano nelle rocce profonde dove possono riposare altri miliardi di anni. Anche egli produce un gas radioattivo, il thoron, che però ha vita molto breve (55sec) e quindi ha poche occasioni di sfuggire dai sedimenti e venire ad infastidire gli esseri umani. È molto più fastidioso per gli scienziati perché spesso è difficile distinguerlo dal radon, tanto che molti ricercatori improvvisati fondano “previsioni” inattendibili proprio sulle variazioni di thoron anziché su quelle di radon.
Babbo Uranio però ha un figlio maggiore un poco più avventuroso, Radio, il quale, oltre ad essere molto più attivo (tanto da essere luminoso la notte, come un liceale fatto di coca) è fortemente solubile nelle acque. In più è chimicamente simile al calcio e come questo tende a formare solfati e carbonati che, in determinate condizioni di diete povere in calcio ed in individui in età di sviluppo, possono venire metabolizzati ed incorporati dall’organismo. Purtroppo questa è una delle ipotesi più drammatiche che può portare a neoplasie ossee, leucemia, gozzo ed altre malformazioni caratteristiche a seconda dove sia la sede ove vanno a localizzarsi i radionuclidi interni.
La pericolosità di radio ed uranio è ben nota, e rilevarne la presenza nelle acque potabili è piuttosto semplice, molto più che rilevarne gli inquinanti chimici e biologici: basta mettere alcune gocce di liquido “scintillante” in una piccola quantità di acqua presa come campione e contare le eventuali tracce luminose. Qualcuno di voi ha mai sentito un comune che richieda al proprio gestore idrico una simile prova?
Proprio sull’analisi di queste fughe dal profondo si basano le tecniche di misura dello stato di stress delle faglie profonde. Maggiore è lo sforzo cui le fratture sono sottoposte, con maggiore intensità l’allegra comitiva dei gas risalirà verso la superficie portandoci preziose informazioni sull’avvicinarsi di una rottura. Purtroppo, in superficie già albergano folle di parenti radioattivi ben ambientati in ogni angolo del suolo, per cui il messaggio profondo lanciato dal pianeta deve essere raccolto ed ascoltato con grande prudenza ed attenzione. Qui, soprattutto, geologi e geochimici devono lavorare assieme per individuare i punti di risalita più opportuni per l’analisi delle emissioni. Se avete seguito fin qui, avrete capito che la previsione dei terremoti non è roba per dilettanti allo sbaraglio.
Un’altra parte però, mentre tenta di sfuggire delle fratture del suolo, incontra alcuni ostacoli inaspettati ed è costretto ad intrufolarsi tra fondamenta, vespai, solai, fosse settiche, tubi dei servizi, laterizi e murature, fino a trovare qualche spazio tranquillo dove potersi riposare. Qui può incontrare altri fratelli che si liberano dall’acqua di rubinetti e docce, mentre altri già li aspettavano nascosti nei materiali delle murature. Essendo piuttosto pesanti di natura, tutti i componenti della famiglia preferiscono comunque rimanere nei locali vicino al suolo dove, se non sufficientemente aereati, possono accumularsi e dare luogo ad una numerosa progenie di pulviscolo radioattivo fino a raggiungere concentrazioni che possono essere molto pericolose (per noi..).
E finalmente eccoci arrivati al famoso radon “indoor”, da cui eravamo partiti.
Abbiamo visto che i fluidi profondi, quelli utili come possibili traccianti geochimici per individuare eventuali fenomeni precursori di eventi naturali pericolosi (terremoti, eruzioni ecc.) sono limitati a poche vie di fuga caratteristiche di precise condizioni geologiche (faglie ecc.).
D’altro canto, le rocce superficiali possono essere sede di vaste e diffuse concentrazioni di minerali radioattivi che possono dare luogo ad emanazioni di gas radon e thoron dal suolo le quali a loro volta possono costituire significativi rischi per la salute. E un dato che l’accumulo di gas radon in ambiente domestico costituisce uno dei principali motivi di morte prematura nel nostro paese.
Vi sono, in prevalenza sul margine adriatico, ampie plaghe arenaceo-argillose dove il gas radon, se pur vi fosse presente, non potrebbe sfuggire dal suolo per l’impossibilità di attraversare gli strati impermeabili. Vi sono terreni di tipo alluvionale per loro natura poveri di sedimenti uraniferi. Vi sono terreni calcarei come quelli appenninici e pugliesi, di loro natura poveri in uranio, dove però alcune condizioni locali (faglie, livelli di fosfati sedimentari, concentrazioni di polveri vulcaniche) possono condurre ad elevati flussi di radon dal suolo. Vi sono infine province ricoperte da coltri vulcaniche recenti, di natura tale che la presenza di uranio e radon in elevatissimi valori è inevitabile.
I passi successivi dovrebbero essere:
Dove il suolo rende molto probabile alte concentrazioni di radon (personalmente ho misurato 12.000 Bq/m3 in una cantina di Orvieto, a fronte dei 300 indicati dalle direttive Euratom) è opportuno procedere immediatamente all bonifiche (ne riparliamo nel seguito).
Dove le condizioni geologiche indicano un rischio molto basso od assente, rimandare il rilevamento ad un secondo tempo, magari iniziando con rilevamenti a maglia larga per meglio definire le condizioni del suolo.
In ultimo, dove venissero rilevate nelle aule o nelle abitazioni anomalie significativamente superiori ai massimi raccomandati, niente panico e soprattutto niente interventi faraonici fatti apposta per arricchire qualche furbacchione ben ammanigliato… non fatevi fregare i vostri soldi!
Per bonificare un’aula od una palestra è sufficiente aprire le finestre la mattina prima dell’arrivo degli studenti, magari posizionando un dosimetro all’interno (costo 100 euro..) in grado di avvertire il superamento di una determinata soglia di attenzione. Il radon impiega un paio di settimane per raggiungere i valori massimi.
Se poi qualcuno si trovasse nella sfavorevole situazione di vivere in prossimità di un’area con possibile suscettività al radon, si ricordi che in casa si passano molte più ore che non a scuola. Il rimedio è sempre lo stesso: finestre aperte ed un piccolo dosimetro da 100 euro“.