Oltre 6500 reperti tra cenere e frammenti di ossa, ma anche di denti e di teschi sono quasi certamente resti umani di deportati del campo di concentramento di Gusen, in Alta Austria. È la conclusione alla quale sono giunti gli esperti chiamati ad analizzare il materiale scoperto nell’ottobre 2018 – come rivelò l’Agi – in un seminterrato dimenticato sotto la stazione ferroviaria di Lungitz, che si trova a soli 5 chilometri da Sankt Georgen an der Gusen, la placida cittadina presso la quale sorgeva uno dei più feroci lager del Terzo Reich. Teoricamente un sottocampo di Mauthausen, in realtà molto più grande, con un numero di vittime molto più ampio, è avvolto da una coltre di mistero che solo adesso potrebbe cominciare a diradarsi.
Il ritrovamento avvenne durante dei lavori edilizi presso la stazione del paesino nella provincia di Linz, alimentando ancora di più il mistero e le polemiche intorno al lager, dove trovarono la morte anche moltissimi italiani. “Riteniamo che si tratti proprio di resti di deportati di quel campo“, ha detto Stephan Matyus, collaboratore del Memoriale di Mauthausen, presentando alla popolazione locale i primi risultati delle analisi compiute finora. La docente universitaria Claudia Theune rafforza l’ipotesi più sconvolgente: la cenere ritrovata potrebbe esser stata usata per realizzare la sottostruttura dei binari della stazione di Lungitz. Quando furono rinvenuti i ‘reperti’ le autorità decisero di scavare anche nel terreno adiacente alla stazione. “Si tratta di resti della prima metà del ventesimo secolo“, spiega la professoressa. Il sindaco della cittadina, Ernst Lehner, pensa invece che sia necessario fare “maggiore chiarezza“, motivo per cui ha già disposto ulteriori analisi.

La scoperta della stazione riporta ad un altro dei grandi misteri di Gusen: quante erano le vittime di questo lager? Le cifre ufficiali parlano di 63 mila morti, tra i quali moltissimi italiani. Ma Gammer parla anche di altre migliaia e migliaia di deportati non registrati che, soprattutto verso la fine della guerra, sono stati portati – tra l’altro anche da Auschwitz – fino a Gusen. Oltre a ciò, le incongruenze tra i registri di Mauthausen-Gusen e il numero effettivo di sopravvissuti trovati al momento della liberazione fanno sorgere il sospetto che qui abbiano trovato la morte, negli ultimissimi giorni della guerra, decine di migliaia di detenuti di cui nessuno sa più niente. Sono numerose le testimonianze secondo le quali vi era l’ordine di portare i detenuti nei tunnel e di sterminarli lì, prima che arrivassero gli alleati.
In questi giorni, si parla del campo di Gusen anche per un’altra notizia: il premier polacco Mateusz Morawiecki ha annunciato che la Polonia intende acquistare parti dell’ex lager: “Non possiamo permettere che questo ex campo di sterminio venga tramutato in un luogo che non è degno della memoria“. Si tratta di una parte del campo dove si trovavano il comando del campo e diverse baracche, che fino all’inizio degli anni 2000 erano ancora abitate. “Questo terreno appartiene ancora in gran parte a due famiglie“, spiega Martha Gammer. “Ma il governo austriaco non si è mai mosso“. Ancora più duro il sindaco di Sankt Georgen, Erich Wahl: “Che la Polonia faccia una proposta del genere è una figuraccia per il nostro Paese. E’ l’Austria che ha la responsabilità di realizzare un memoriale dignitoso“. Secondo le ultime ricerche storiche, a Gusen trovarono la morte quasi 28 mila detenuti polacchi.
