Una tragedia ha scosso ieri il mondo dello sport: è morto ad appena 41 anni Kobe Bryant, deceduto insieme alla figlia 13enne Gianna Maria ed altre 7 persone nello schianto del suo elicottero privato a Calabasas, in California, a 30 miglia da Los Angeles. La leggendaria guardia dei Lakers stava raggiungendo il campo della “Mamba Academy” di Thousand Oaks dove la figlia e una sua compagna si sarebbero dovute allenare.
Lo schianto è avvenuto alle 10 del mattino della California, le 19 in Italia, a nord-ovest della downtown di Los Angeles. La causa potrebbe essere legata alla fitta nebbia che imperversava nella zona, che avrebbe limitato la visibilità del pilota.
Le autorità locali hanno divulgato ulteriori dettagli del tragico incidente: l’elicottero di Bryant ha lasciato Santa Ana nella Contea di Orange, a sud di Los Angeles, poco dopo le 9 del mattino ora locale virando a est dell’Interstate 5, vicino a Glendale. I controllori del traffico aereo hanno notato una scarsa visibilità intorno alla zona. Poco dopo le 09:40 (ora locale), l’elicottero, salito intanto a oltre 609 metri di quota, si è schiantato su una collina alta circa 420 metri, secondo i dati di Flightradar24. Quando ha impattato col terreno, l’elicottero stava volando a circa 160 nodi (296 km/h) e scendendo a una velocità di oltre 1219 metri al minuto.

Gli investigatori esamineranno la storia del pilota, i registri di manutenzione dell’elicottero, i registri del proprietario e dell’operatore, ha spiegato il membro del consiglio di amministrazione della NTSB Jennifer Homendy in una conferenza stampa.
Kurt Deetz, un pilota che faceva volare Bryant sul suo elicottero, ha affermato che l’incidente è stato probabilmente causato dalle condizioni meteo avverse piuttosto che da problemi meccanici.
