Per i prossimi 3 anni e mezzo, il compito del satellite Cheops sarà quello di studiare nel dettaglio piccoli pianeti lontani che orbitano intorno a stelle-madri. Il satellite, che deve il suo nome al re egizio che eresse la piramide di Giza, fa parte di un progetto dell’Agenzia spaziale europea (Esa) guidato dall’università di Berna. Cheops ha iniziato il suo viaggio verso le stelle dallo spazioporto di Kourou, in Guyana francese, a bordo di un razzo Soyuz che ha avuto il compito di portare in orbita anche il primo satellite della seconda generazione della costellazione italiana di osservazione della Terra Cosmo-Skymed. Cheops rappresenta la prima tappa di un lungo viaggio che potrebbe portare a trovare tracce di vita extraterrestre.

Le osservazioni di Cheops saranno affidate a un progetto ottico nato in Italia, grazie agli studi delle sedi di Catania e Padova dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf), mentre la parte industriale è stata realizzata da Leonardo, con Media Lario e Thales Alenia Space. “Ci è stato chiesto di realizzare un telescopio molto compatto, il più compatto mai realizzato. Questo, perché lo spazio di alloggiamento era piccolo– racconta Isabella Pagano, responsabile scientifico italiano di Cheops e direttrice dell’Osservatorio di Catania-. Inoltre, dovevamo costruire un sistema con pochissima luce diffusa, perché sarebbe la prima fonte di inquinamento della misura. Abbiamo realizzato un telescopio di 30 centimetri di diametro. Con distanza tra specchio primario e specchio secondario di soli 30 centimetri: ha poi un enorme paraluce a bordo per l’abbattimento, appunto, della luce diffusa. Il progetto è stato realizzato da Leonardo in collaborazione con la Media Lario e con Thales Alenia Space. Abbiamo lavorato in una bellissima sinergia. Abbiamo fatto non solo le ottiche, ma le abbiamo anche montate sul telescopio e fatto tutti i test necessari per mandarlo poi nello spazio”.
Anche Luca Parmitano, comandante della Stazione spaziale internazionale, è orgoglioso del satellite. Orbitando a 400 chilometri da Terra, AstroLuca ha twittato prima del lancio del satellite, il 18 dicembre scorso: “Auguriamo tutto il meglio a Cheops nella sua missione di definire le caratteristiche degli esopianeti. Ringrazio il mio amico Davide Gandolfi (ricercatore Esa, ndr) e l’osservatorio astronomico della mia città natale, Catania“.