Le tensioni causate dalla scarsita’ d’acqua stanno aumentando in tutto il mondo. Per questo sei diversi istituti di ricerca hanno messo a punto un nuovo sistema di allerta che ha lo scopo lo scopo di predire potenziali conflitti idrici. Si tratta del Water, Peace and Security (WPS) Global Early Warning Tool, finanziato dal governo olandese e presentato durante il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prima che il programma venisse lanciato ufficialmente il mese scorso. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Guardian, il dispositivo combina variabili ambientali, come le piogge e i fallimenti delle colture, con fattori politici, economici e sociali, allo scopo di prevedere il rischio di violenti conflitti relativi all’acqua con un anno di anticipo. WPS, disponibile online per l’utilizzo da parte del pubblico, e’ il primo del suo genere a considerare dati ambientali accanto a variabili socioeconomiche, una combinazione inesplorata nei precedenti strumenti progettati allo stesso scopo, e mira in particolare a sensibilizzare i responsabili politici, le persone e i partiti nelle regioni prive di certezze idriche.
Lo strumento ha gia’ previsto conflitti che potrebbero verificarsi nel 2020 in Iraq, Iran, Mali, Nigeria, India e Pakistan. Gli sviluppatori affermano che il sistema avra’ un tasso di successo dell’86 per cento nell’identificazione delle zone di conflitto in cui potrebbero verificarsi almeno 10 vittime. Lo strumento attualmente si concentra sulle aree in Africa, Medio Oriente e Sud-est asiatico. La crescente domanda globale di acqua sta gia’ creando tensioni tra le comunita’, tra agricoltori e abitanti delle citta’, tensioni potrebbero essere alimentate dalla scarsita’ d’acqua. Secondo le Nazioni Unite, entro il 2050 ben 5 miliardi di persone potrebbero sperimentare carenze idriche. Recenti statistiche del Pacific Institute in California mostrano che la violenza legata all’acqua e’ aumentata in modo significativo negli ultimi dieci anni: gli incidenti registrati sono piu’ che raddoppiati negli ultimi 10 anni. “Il modello di apprendimento automatico e’ stato programmato per analizzare dati storici su conflitti violenti e rischio politico, sociale, economico, demografico e idrico”, afferma Charles Islanda, esperto senior di acqua presso il World Resources Institute, una delle organizzazioni a contribuire alla nascita di WPS. “Il programma prende in considerazione oltre 80 indicatori, risalendo a 20 anni fa. E’ quindi in grado di utilizzare cio’ che ha ‘appreso’ sulle correlazioni tra queste variabili per prevedere i luoghi con piu’ probabilita’ che si verifichino conflitti nei prossimi 12 mesi, in base alle condizioni attuali”, prosegue il ricercatore.
Jessica Hartog, esperta di cambiamenti climatici con International Alert, partner del WPS, ha indicato Iraq e Mali come paesi a rischio. Gli agricoltori maliani, i pastori di mucche e i pescatori sono stati coinvolti in un conflitto nato dalla riduzione del livello delle acque del fiume Niger. Nel frattempo i manifestanti iracheni, gia’ adirati per mancanza di risorse primarie, sono scesi in strada l’anno scorso dopo che oltre 120.000 persone sono state ricoverate in ospedale dopo aver bevuto acqua inquinata. “La scarsita’ d’acqua ha colpito sia l’Iraq che il Mali, in gran parte a causa di progetti di sviluppo economico che riducono i livelli delle acque e il flusso nei fiumi, una situazione aggravata dal cambiamento climatico e dall’aumento della domanda, principalmente a seguito dell’aumento demografico”, spiega la ricercatrice. “In Mali siamo preoccupati per i piani di costruzione delle dighe – continua – e dei relativi canali di irrigazione, che diminuiranno ulteriormente la disponibilita’ di acqua nel delta interno del Niger. Questo colpira’ piu’ di un milione di agricoltori, pastori e pescatori che dipendono completamente dal fiume. In Iraq questo potrebbe minacciare direttamente la fragile pace della zona”. In Siria, nel frattempo, la scarsita’ d’acqua e il fallimento delle colture hanno provocato uno spostamento di massa dalle aree rurali alle citta’, inasprendo cosi’ la guerra civile. Susanne Schmeier, docente di Diritto delle acque e diplomazia all’IHE Delft e parte anche lei del progetto WPS, afferma che i soli problemi idrici non possono creare conflitti o guerre, “ma possono diventare catalizzatori di conflitti se combinati con altri discontenti, come poverta’ e divario sociale. Una volta intensificati, i conflitti diventano complicati da risolvere e possono avere un impatto negativo sulla sicurezza idrica, alimentando circoli viziosi di violenza. Ecco perche’ un’azione tempestiva e’ fondamentale”, prosegue la ricercatrice. “Tali conflitti locali sono molto piu’ difficili da controllare e tendono a intensificarsi rapidamente, a differenza dei conflitti transfrontalieri, in cui le relazioni tra Stati spesso limitano l’inasprirsi dei conflitti relativi all’acqua”, aggiunge. Lo strumento WPS e’ stato sviluppato in collaborazione tra il ministero degli Esteri olandese e Deltares, IHE Delft, International Alert, The Hague Center for Strategic Studies, Wetlands International e World Resources Institute.
