“A oltre tre anni dal terremoto non ci sono fondi stanziati e nemmeno un progetto di ristrutturazione. Di questo passo parte del monastero, la biblioteca, il museo, la cripta, la sagrestia monumentale della Basilica di San Nicola rischiano di restare chiusi al pubblico almeno per altri 10 anni“. Lo afferma padre Giustino Casciano, priore degli agostiniani che custodiscono e diffondono il messaggio di San Nicola, in merito alla situazione in cui versa ancora un’ampia porzione della grande chiesa di Tolentino (Macerata), risalente al XII secolo e di proprietà comunale.
La navata principale della Basilica è stata da tempo riaperta al culto e la facciata presenta un telone che ne riproduce l’immagine a grandezza naturale. “Per il suo recupero e per quello del cappellone e delle cupole danneggiate sono stati stanziati 3 milioni e 800 mila euro, ma purtroppo per il grosso dei danni non è al momento previsto alcun finanziamento”, spiega padre Giustino. Un calendario appeso a una libreria è fermo al mese di ottobre 2016, in una stanza inagibile, dove tutto è rimasto fermo a quel maledetto giorno. Sale fredde e pareti segnate da squarci, ricordano quanto sia stata violenta la grande scossa del 30 ottobre 2016.
La cripta sotterranea fino a poco tempo fa custodiva il corpo di San Nicola. Ora, invece, è stato trasferito nella cappella delle Sante Braccia. “Almeno così i devoti possono pregarlo da vicino, anche se la cappella non è del tutto visitabile, perché anch’essa da recuperare“, aggiunge padre Casciano. Il priore, arrivato a Tolentino un paio di anni fa, spiega la centralità del luogo per la cultura della città e dell’intera regione Marche e si rattrista all’idea che tutto questo patrimonio “resterà chiuso al pubblico per anni e anni”: “Abbiamo bisogno di aiuti, perché siamo davvero in emergenza. Noi, come Ordine Agostiniano, la nostra parte tenteremo di farla ma per recuperare tutto servono molti soldi, anche se sarebbe già importante ristrutturare un pezzettino alla volta“. Il messaggio che il priore manda ai cittadini è di “non perdere la speranza“, mentre ai governati dice di “semplificare le procedure, un iter burocratico troppo complesso rischia di bloccare tutto per sempre”.
