E’ ufficiale, Trump sotto processo: è il terzo impeachment della storia degli USA, prima di lui solo Johnson e Clinton

L'accusa per Trump è di abuso di potere: 21 anni fa toccò al Clinton per il caso Monica Lewinsky e ancora prima a Johnson. La spunterà anche l'attuale presidente USA?

E’ stato formalmente aperto il processo contro il presidente Usa, Donald Trump, dopo la lettura in Senato dei due articoli di impeachment contro l’inquilino della Casa Bianca. L’accusa per Trump è di abuso di potere per aver spinto l’Ucraina a perseguire i suoi rivali politici e di intralcio al Congresso, per aver bloccato la testimonianza di alcuni membri del governo ed essersi rifiutato di consegnare i documenti richiesti dalla Camera nell’ambito delle indagini. La lettura degli articoli di impeachment è una procedura formale; il processo non inizierà prima di martedì prossimo.

Trump è il terzo presidente della storia degli Stati Uniti ad essere sottoposto ad un processo di impeachment per “high Crimes and Misdemeanors“, come la Costituzione indica i crimini per i quali un capo dello stato può essere processato e, se trovato colpevole, rimosso. Gli altri due presidenti sono stati Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1998. Per entrambi il processo si concluse con l’assoluzione. Diversa era la prospettiva per Richard Nixon travolto dallo scandalo Watergate: si dimise infatti il 9 agosto 1974, prima che la commissione approvasse i tre articoli di impeachment. Per Clinton la commissione Giustizia prima e l’aula della Camera dopo, approvarono i due articoli di impeachment contro il presidente accusato di aver mentito ad un grand jury sulla sua relazione con Monica Lewinsky e di aver così ostacolato il corso della Giustizia. L’impeachment di Clinton fu approvato in aula il 19 dicembre.

Clinton poi fu assolto nel processo al Senato che era controllato da una maggioranza democratica. Il processo, presieduto dall’allora giudice capo della Corte Suprema, William Rehnquist, iniziò a gennaio e si concluse, il 12 febbraio, con l’assoluzione del presidente democratico che concluse poi il suo secondo mandato con un alto tasso di popolarità. Johnson divenne il primo presidente americano messo in stato d’accusa nel marzo del 1869 quando la Camera approvò due articoli per aver violato una legge licenziando un segretario di gabinetto senza l’autorizzazione del Congresso. A maggio, in due successive votazioni, il Senato non riuscì a condannarlo, con 35 voti in favore e 19 contrari. Nel processo di impeachment per arrivare alla condanna e quindi la rimozione del presidente la Costituzione richiede una maggioranza qualificata dei due terzi dei senatori, cioè 67 voti.

AFP/LaPresse

L’impeachment di Trump non lascia presagire, per ora, nulla di buono: niente “penne souvenir” per i senatori che oggi hanno partecipato, apponendo la loro firma, alla storica cerimonia di avvio del processo. Il leader della maggioranza repubblicana, Mitch McConnell, ha criticato duramente il fatto che ieri la Speaker democratica Nancy Pelosi offriva “penne d’oro e d’argento come souvenir per celebrare il momento” della firma degli articoli di impeachment. McConnell ha criticato il comportamento come prova del “procedimento non imparziale e chiaramente politico dall’inizio alla fine” dell’impeachment di Trump. Ed anche la portavoce del presidente Stephanie Grisham ha criticato la Speaker su Twitter per le penne souvenir. Ma oggi la Cnn ricorda che nel giorno di apertura del processo di impeachment contro Bill Clinton a ogni senatore fu consegnata, come ricordo del momento storico, la penna usata per firmare il giuramento di imparzialità. Come hanno fatto oggi i loro colleghi ai quali però è stata ritirata la penna.

Il presidente intanto insiste sul fatto di non conosce Lev Parnas, un ex collaboratore dell’avvocato personale di Trump Rudy Giuliani, che ora afferma che il presidente era a conoscenza degli sforzi per far emergere dettagli sui rivali politici. Parlando nell’Ufficio Ovale, Trump ha detto di non sapere nulla di Parnas, con cui ha posato nelle fotografie. Trump ha anche aggiunto, come riporta la Cnn, di non sapere nulla della lettera scritta da Giuliani per chiedere un incontro, nella sua “qualità di legale personale del presidente e con la sua conoscenza e consenso“, al presidente ucraino Volodymir Zelensky per il 13 o 14 maggio, una settimana prima del giuramento.