I circa cinquanta italiani presenti a Wuhan esprimono dubbi sul piano di evacuazione dell’Unità di crisi della Farnesina che prevede il trasporto in autobus a Changsha, capitale del vicino Hunan, e la quarantena in un ospedale locale. La maggioranza “vede la scarsa chiarezza sulle mosse successive. E se fosse un ospedale militare per la quarantena cosa succederebbe dopo?“, dice all’ANSA uno di loro. “La sensazione – osserva un altro, ammettendo gli sforzi della Farnesina – è che la Cina non voglia rompere il fronte del divieto di lasciare la città”.

“Semmai si dovesse arrivare alla decisione di spostare i nostri connazionali come anche gli altri stranieri, e questo dipenderà dalle autorizzazioni delle autorità cinesi, tutti quanti sarebbero sottoposti a quarantena sia in uscita che in entrata da Wuhan. Tutto questo discorso fa parte di un campo di ipotesi allo studio da parte dell’Italia con altri partner, e comunque tutti gli spostamenti devono avvenire su base volontaria“. Ha dichiarato all’ANSA il capo dell’Unità di Crisi della Farnesina Stefano Verrecchia. “Questo è un problema che abbiamo reso noto e che può cambiare le scelte dei nostri connazionali“, ha aggiunto, riferendosi alla possibilità della quarantena.
Potrebbero andare a Changsha, capitale della provincia dell’Hunan, nella Cina centro-meridionale, gli italiani che vogliono lasciare l’Hubei e il capoluogo Wuhan, le zone della Cina epicentro dell’epidemia del nuovo coronavirus della polmonite. L’ipotesi è all’esame, ma è ancora da sottoporre al vaglio delle autorità cinesi che hanno messo in ‘quarantena’, di fatto isolandola del mondo, la zona da dove è partita l’epidemia. La città è a 400km da Wuhan, più a sud, ed è anche quella a cui sta pensando il governo francese, che ha circa 500 connazionali sul posto, come meta per il possibile trasferimento. Fonti della Farnesina hanno fatto sapere stamattina che gli italiani che hanno intenzione di lasciare via terra Wuhan e l’Hubei dovranno però successivamente sottoporsi a 14 giorni in osservazione presso strutture del posto.
“Stiamo seguendo con la massima attenzione la situazione in Cina. L’ambasciata italiana a Pechino e’ operativa per dare supporto ai nostri connazionali. L’Unita di Crisi della Farnesina sta monitorando l’evolversi dei fatti“, scrive intanto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio su Twitter, a proposito dell’epidemia di coronavirus. E a Wuhan si prevede che si possa arrivare a mille persone ammalate. Lo ha detto il sindaco Zhou Xianwang, fornendo gli ultimi dati sulla situazione nella città epicentro dell’epidemia, che conta 11 milioni di abitanti. Al momento, ha detto Zhou, sono stati confermati 618 casi in città, con 40 persone guarite e 45 decedute. Negli ospedali sono ricoverate 533 persone, 87 delle quali sono gravi e 53 in condizioni critiche. I casi sospetti sono 2mila e 643 di questi sono sotto osservazione in reparti infettivi. “Secondo le precedenti esperienze, circa il 45% dei casi risulta confermato dopo i test”, ha detto il sindaco, spiegando la stima del prossimo arrivo a mile casi conclamati. Vii sono 80 persone ristabilite ma che rimangono ancora sotto osservazione in ospedale. Ben 11 persone dello staff medico erano state infettate, ma ora risultano negative al test. Potranno lasciare l’ospedale dopo un secondo test di conferma.
