Coronavirus: ceppi sopravvivono nell’intestino dei pazienti, danni a polmoni e cuore più veloci della Sars. L’Europa rischia una carenza di farmaci

"La polmonite da Coronavirus porta a gravi casi di problemi respiratori, e la mancanza di ossigeno avviene molto piu' velocemente rispetto alla Sars"

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I problemi all’apparato respiratorio e cardiaco provocati dalla polmonite da Coronavirus avvengono piu’ velocemente che con la Sars. Lo ha affermato Zhang Dingyu, direttore dell’ospedale Jinyintan, la principale struttura ospedaliera di Wuhan per la cura delle persone che hanno contratto la malattia. “In base alle nostre ricerche e alla nostra esperienza clinica, abbiamo riscontrato che la polmonite da Coronavirus porta a gravi casi di problemi respiratori, e la mancanza di ossigeno avviene molto piu’ velocemente rispetto alla Sars“, ha detto il medico, durante la conferenza stampa serale delle autorita’ sanitarie dello Hubei, la provincia interna cinese da cui si e’ diffusa l’epidemia di Coronavirus. I pazienti “vanno incontro ad attacchi al sistema cardiaco piu’ forti e le proteine nel loro cuore aumentano di un grande margine sotto attacco. Questo”, ha spiegato il medico, “porta a pressione piu’ alta e dobbiamo monitorare molto attentamene alcuni indicatori come la pressione del sangue, l’ossigeno nel sangue e il battito cardiaco”.

 Ceppi del virus sopravvivono nell’intestino dei pazienti

Alcuni ceppi del nuovo coronavirus sopravvivono nell’intestino e sono stati trovati in Cina in campioni di feci di pazienti contagiati dalla sindrome da COVID-19. Due diversi gruppi di ricercatori hanno isolato il virus in laboratorio, hanno reso noto oggi in conferenza stampa alcuni studiosi coinvolti, di vari istituti, fra cui il prof. Zhao Jincun dello State Key Laboratory of Respiratory Disease della Guangzhou Medical University. “Abbiamo compiuto alcune scoperte in laboratorio, che necessitano ancora di ulteriori conferme da parte degli epidemiologi“, ha sottolineato il vicedirettore vicedirettore dello State Key Laboratory for Diagnosis and Treatment of Infectious Diseases, Wu Nanping. “Saranno inoltre necessarie – ha proseguito – ulteriori ricerche sui livelli di infettivita’ del virus e per capire se la presenza di quest’ultimo nelle feci sia la conseguenza di ingestione orale o dalla proliferazione nelle cellule intestinali. Saranno inoltre necessarie nuove indagini sulla relazione del virus nelle feci con il sangue o con le particelle di saliva e sull’insorgenza e lo sviluppo di malattie“. Uno dei campioni, ha detto il docente e membro del gruppo di ricerca dell’esperto pneumologo cinese Zhong Nanshan, e’ stato creato dal Fifth Affiliated Hospital dell’Universita’ Sun Yat-Sen. Contemporaneamente, fa sapere il vicedirettore Wu, anche un altro gruppo di ricercatori guidato dalla nota epidemiologa e direttrice del laboratorio cinese Li Lanjuan ha isolato tre ceppi del nuovo coronavirus da cinque differenti campioni di feci di pazienti contagiati. Secondo il professor Zhao, queste scoperte confermano per ora solo che le feci dei pazienti contengono il virus circolante, sebbene manchino ancora prove sufficienti per dimostrare una trasmissione oro-fecale.

Coronavirus: rischio di carenza di farmaci in Europa

La chiusura prolungata di aziende in Cina, a due mesi dalla scoperta del coronavirus, mette in serio pericolo la fornitura di materie prime necessarie a produrre farmaci e rischia di provocare una carenza di medicinali in Europa. L’allarme arriva dalla Francia, tramite l’Academie nationale de Pharmacie, che in un comunicato sostiene che “l’epidemia di Covid-19 in Cina potrebbe rappresentare una grave minaccia sulla salute pubblica in Francia e in Europa, dal momento che l’80% dei principi attivi farmaceutici utilizzati nel Vecchio Continente sono prodotti fuori dallo spazio economico europeo, la maggior parte in Asia“. L’Academie sottolinea infatti che “a causa delle numerose maglie della catena di produzione, basta un disastro naturale o sanitario, un evento geopolitico, un incidente industriale, per portare all’interruzione dell’approvvigionamento di farmaci che potrebbero quindi scarseggiare per gli stessi pazienti in cura“.

La gestione della produzione delle materie prime a uso farmaceutico è diventata una questione strategica nazionale ed europea“, sostiene ancora l’Academie francese. “In questo contesto – sottolinea – bisogna creare le condizioni di una rilocalizzazione in Europa della sintesi dei principi attivi (e di alcuni eccipienti essenziali) per raggiungere, gradualmente, una indipendenza a livello europeo, in particolare per i farmaci essenziali, quali antibiotici, antitumorali ecc“. Ma l’Europa non è la sola colpita. Dalle pagine del Financial Times, Kunal Dhamesha, analista farmaceutico di SbiCap Securities, afferma che “tutta l’industria farmaceutica mondiale dipende fortemente dalla Cina” e “il punto cruciale dipenderà da quando riapriranno le aziende”. A titolo indicativo, l’India, il più grande esportatore mondiale di medicinali generici, acquista il 70% delle sue materie prime farmaceutiche in Cina.

Coronavirus, fondi Ue potrebbero salire a 12 milioni

Potrebbero salire da 10 a 12 milioni di euro, i fondi stanziati dalla Commissione europea per potenziare la ricerca sul Coronavirus. La flessibilita’ del 20% del budget potrebbe essere usata per rendere operativi prima della fine di aprile piu’ progetti rispetto ai 3-4 inizialmente previsti dal bando straordinario lanciato il 31 gennaio nell’ambito del programma Horizon 2020. Lo afferma Giorgio Clarotti, della Direzione Generale ricerca e Innovazione della Commissione Europea. “Abbiamo ricevuto 91 proposte di progetti, di cui almeno una ventina di grande interesse: se il gruppo di esperti dovesse individuarne piu’ di 3-4 davvero meritevoli, potremmo aumentare il budget di 2 milioni”, spiega Clarotti a margine della riunione della Community Life Sciences, la piattaforma di riferimento per la ricerca e l’innovazione nelle scienze della vita creata da The European House-Ambrosetti. “Il 15% dei progetti presentati e’ a guida italiana, segno che la nostra ricerca e’ una garanzia di qualita’“.

I progetti, secondo quanto previsto dal bando, dovranno approfondire quattro aspetti: innanzitutto dovranno cercare di capire come i Coronavirus fanno il salto di specie e perche’ alcuni diventano infettivi mentre altri no; dovranno poi cercare nuove terapie, puntare allo sviluppo di un vaccino e affrontare l’impatto sociale della diffusione del virus. “Lunedi’ inizieremo la selezione dei progetti candidati, con un panel composto da almeno una ventina di esperti per fare ancora piu’ in fretta: ogni progetto dovra’ essere valutato da almeno tre esperti di tre Paesi diversi“, spiega Clarotti. “La valutazione, che solitamente richiede 2-3 mesi, sara’ fatta in un solo mese, in modo che nel mese successivo possano gia’ essere fatti i contratti: in questo modo i progetti potranno essere operativi prima della fine di aprile”. Tappe serratissime, dunque, come del resto e’ stato anche per l’attivazione del bando. Grazie ai meccanismi gia’ oliati con la precedente emergenza Ebola del 2014, “questa volta – conclude – siamo riusciti a pubblicare il bando per il Coronavirus in meno di un mese dalla dichiarazione dell’emergenza da parte dell’Oms, un record se pensiamo che solitamente ci vuole un anno“.