Coronavirus, Oms: “447 casi e 2 morti fuori dalla Cina, nessun cambiamento nella diffusione del virus. La situazione sulle navi da crociera si sta normalizzando”

Sulla diffusione del coronavirus "non ci sono cambiamenti significativi", ha fatto sapere l’Oms, spiegando che l'aumento di nuovi casi di coronavirus in Cina riflette un cambiamento nei metodi di screening e di calcolo

Fuori dalla Cina ci sono stati 447 casi in 24 Paesi e 2 morti. Oltre al decesso nelle Filippine, ce n’è stato un altro in Giappone. Occorre monitorare attentamente quello che sta accadendo al di fuori della Cina”, ha affermato Mike Ryan, a capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel corso della conferenza stampa odierna da Ginevra sul coronavirus. Gli ultimi dati parlano di 60.363 contagi e 1.370 morti totali.

Sulla diffusione del coronavirus “non ci sono cambiamenti significativi“, ha fatto sapere l’Oms, spiegando che l’aumento di nuovi casi di coronavirus in Cina riflette un cambiamento nei metodi di screening e di calcolo, non un peggioramento dell’epidemia. I nuovi numeri “non rappresentano un cambiamento significativo nell’andamento dell’epidemia”, ha detto Ryan. La Cina ha comunicato che ci sono oltre 15.000 ulteriori casi di contagio, un numero però legato a una nuova e più ampia definizione dei casi di infezione.

Il team di esperti internazionali “inizierà ad arrivare in Cina nel weekend. Sono stati finalizzati lo scopo del lavoro e gli obiettivi della missione”, ha aggiunto Ryan.

Oms: “I casi di infezione non aumentano drasticamente al di fuori della Cina”

I casi di infezioni da Coronavirus non stanno aumentando drasticamente al di fuori della Cina, ha dichiarato oggi Mike Ryan: “Al di fuori dei casi sulla nave da crociera Diamond Princess non stiamo assistendo a drammatici aumenti nei casi al di fuori della Cina. Ryan ha inoltre affermato che i vaccini richiederanno “enormi investimenti” e che “il settore statale dovra’ assumersi parte del rischio con il settore privato“. Il funzionario Oms ha aggiunto che esiste una “urgenza” per i vaccini e potrebbe essere necessario investire in piu’ candidati senza alcuna certezza che funzioneranno.

I funzionari dell’Oms hanno detto martedi’ che la decisione di rivedere come definire un caso e’ normale. “E’ normale, nel corso di un’epidemia, adattare la definizione del caso perche’ dobbiamo essere molto vicini alla realta’ per monitorare la malattia, come si sta sviluppando“, ha affermato la dott.ssa Sylvie Briand, direttore dei pericoli infettivi dell’Oms. Il numero di nuovi casi di Covid-19 sembrava stabilizzarsi fino ad oggi, quando un cambiamento nella metodologia cinese per determinare la malattia ha portato a un picco nei casi confermati nella provincia di Hubei, l’epicentro dell’epidemia. Secondo quanto riferisce “Cnbc”, le autorita’ sanitarie della provincia hanno dichiarato che i casi di “diagnosi clinica” ora contano ai fini del conteggio dei “casi confermati”. La modifica e’ stata apportata in modo che un gruppo piu’ ampio di pazienti possa ricevere lo stesso trattamento di qualcuno con un caso confermato.

Oms: “La situazione sulle navi da crociera si sta normalizzando”

La situazione relativa alle varie navi da crociera, cui nei giorni scorsi era stato impedito l’attracco per paura del nuovo coronavirus, si sta normalizzando. Resta il caso della Diamond Princess in Giappone. “Le autorità nipponiche hanno fatto in modo di allontanare” dalla nave “tutti i soggetti con sintomi sospetti, assicurando pronta diagnosi e trattamento. Cosa di cui siamo grati“. Ma essere costretti a bordo in spazi limitati per diversi giorni non è semplice, come non lo è “garantire il benessere delle persone su una nave. Sono in corso negoziazioni per far scendere i passeggeri più anziani“. Lo ha detto Mike Ryan, ringraziando nuovamente la Cambogia per aver permesso l’attracco della nave da crociera Westerdam.

Oms: “Prepariamo i Paesi vulnerabili all’arrivo del coronavirus”

Ci sono molti Paesi vulnerabili, anche in Asia centrale, o nel Pacifico occidentale, come le isole di quella zona, già molto esposti al morbillo, che dobbiamo preparare all’arrivo del nuovo coronavirus”. Lo evidenzia Mike Ryan. “Abbiamo una lista di Paesi – precisa – che sarebbero più vulnerabili se il virus si diffondesse, abbiamo fatto delle analisi e le abbiamo messe a disposizione degli stessi Paesi, con i quali lavoriamo molto da vicino. Il nostro lavoro è proprio identificare possibili gap nella disponibilità di laboratori, nella capacità di isolare i pazienti e di gestire i malati, e fornire assistenza tecnica. Stiamo inoltre studiando modelli per predire i costi che saranno necessari“.