Coronavirus, il dramma di New York con 75.000 contagi e 1550 decessi: “Siamo in guerra, non torneremo presto alla normalità”. In California 17enne muore: era senza assicurazione

Nella lotta contro il coronavirus, lo stato di New York sta vivendo un vero e proprio dramma con  75.795 casi confermati e 1550 persone morte

MeteoWeb

Nella lotta contro il coronavirus, lo stato di New York sta vivendo un vero e proprio dramma con  75.795 casi confermati e 1550 persone morte. Lo ha detto il governatore Andrew Cuomo nella sua conferenza stampa quotidiana. “Stiamo ancora salendo su per la montagna” ha affermato, riferendosi al fatto che non si è ancora raggiunto il picco dei casi. I decessi nelle ultime 24 ore sono stati 332. Mentre le persone attualmente ricoverate in ospedale sono quasi 11mila.

“Stiamo salendo ancora la montagna – ha commentato – ma sono stanco di rincorrere il virus, dobbiamo pianificare ora e non arrivare dopo. Dobbiamo pianificare ora prima che il picco del contagio arrivi al suo apice, quella sarà la battaglia principale”.Il presidente Trump ha detto che entro Pasqua avremmo aperto – ha aggiunto Cuomo – puoi avere le tue idee, la tua opinione, ma ora abbiamo bisogno di una mentalità differente e di un’altra organizzazione. Siamo di fronte a qualcosa senza precedenti”.

Foto di Eduardo Munoz Alvarez / Getty Images

“Stiamo affrontando una guerra” ha detto il governatore di New York ai responsabili degli ospedali dello stato esortandoli ad “avere una mentalità completamente diversa, non possiamo continuare ad affrontare le cose come eravamo abituati a fare”. Ed ha sottolineato come gli oltre 160 ospedali e centri sanitari, che fanno parte del sistema sia pubblico che privato, stiano “lavorando insieme come non hanno mai fatto prima”.

Foto di Eduardo Munoz Alvarez / Getty Images

“Nessuno sa” quando le restrizioni imposte dal coronavirus potranno essere revocate e si potrà tornare alla vita normale, “ma non sarà presto”. E’ questo il monito rivolto da Andrew Cuomo ai newyorkesi: “siamo tutti ansiosi, stiamo tutti stanchi, il nostro intero stile di vita è stato interrotto – ha detto il governatore dello stato di New York -tutti vogliono sapere una sola cosa: quando finirà? Ma nessuno lo sa”. “Una sola cosa posso dire, non sarà presto” ha aggiunto esortando i newyorkesi a controllare “le proprie aspettative per non essere delusi ogni giorno quando vi alzate“. Anche il governatore ha mostrato la sua impazienza dicensodi “stanco di stare sempre indietro rispetto al virus” e non aver potuto giocare di anticipo. “La principale battaglie è arrivare al picco, ma stiamo ancora salendo la montagna, la principale battaglia è in cima alla montagna“, ha ripetuto affermando che secondo le previsioni il picco sarà raggiunto tra 14-21 giorni.

Sono 1.193 i casi di coronavirus tra i reparti e gli uffici del New York Police Department. Secondo rivelazioni riportate dalla Cnn, sono risultati positivi ai test della Covid-19 1.048 poliziotti e 145 dipendenti amministrativi dei ruoli civili. Stando alle fonti, è in malattia circa il 15% del personale, 5.674 unità del dipartimento.

Il dramma in realtà sta interessando tutti gli Stati Uniti, dove il totale dei morti per coronavirus ha raggiunto i 3.393, superando la Cina dove sono stati registrati 3.305 decessi. Più morti che nell’attentato dell’11 settembre del 2001, ha scritto il Washington Post. I casi di contagio sono saliti a 164.610.

Positivo il fratello minore del governatore di New York

Chris Cuomo, fratello minore del governatore democratico dello Stato di New York Andrew Cuomo, ha annunciato di essere risultato positivo al coronavirus. “Spero solo di non averlo passato ai ragazzi e a Cristina”, ha scritto su Twitter il 49enne giornalista della Cnn, che ha promesso di continuare a condurre il suo show in prima serata dalla sua abitazione. “Starà bene, è giovane, in buona forma, forte, non quanto lui pensi, ma starà bene”, ha assicurato il fratello governatore durante una conferenza stampa.

Ragazzo morto per il virus: non aveva l’assicurazione sanitaria

Il ragazzo di 17 anni morto in California per coronavirus era stato rifiutato dall’ospedale perché non aveva l’assicurazione sanitaria. Lo racconta R. Rex Parris, il sindaco di Lancaster, la cittadina della California dove il teenager è morto, usando il caso per invitare tutti a stare a casa. “Il venerdì prima di morire era in salute, il mercoledì è morto“, dice Parris. “Non aveva l’assicurazione sanitaria e non lo hanno curato”, racconta Parris, riferendosi al pronto soccorso dell’ospedale dove si era inizialmente curato, suggerendogli di recarsi a un ospedale pubblico.