Arriva l’app in grado di tracciare l’epidemia di Coronavirus: alla riapertura del Paese potrebbe diventare indispensabile

Ci siamo quasi: l'app italiana per il tracciamento dell'epidemia del Coronavirus sta per diventare realtà

Ci siamo quasi: l’app italiana per il tracciamento dell’epidemia del coronavirus sta per diventare realtà. La task force tecnologica chiamata a selezionare tra le 319 offerte arrivate al ministero dell’Innovazione potrebbe concludere i lavori tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima. E, visti i tempi, tutto fa pensare che il sistema diventerà indispensabile per la ‘fase due’, ovvero quella di graduale riapertura. In attesa di capire come si dovrà affrontare il problema privacy e attraverso quale tecnologia avverrà il tracciamento, è già possibile avere una mappatura degli spostamenti grazie ai dati di Google e Facebook. Il gigante dei motori di ricerca ha messo in piedi una mappatura di 131 paesi nel mondo grazie ai dati “anonimi e aggregati” degli utenti che usano Google Maps e che hanno abilitato la localizzazione.

Tra i paesi monitorati c’è pure l’Italia, divisa per regioni: la fotografia è quella di un paese che si è fermato, con un crollo di visite ai negozi alimentari, ristornati, bar trasporti e parchi che oscilla tra l’80 e il 90%. Percentuali leggermente più virtuose rispetto a Francia, Germania e Stati Uniti. “Le autorità sanitarie ci hanno detto che questo tipo di dati potrebbe essere utile per prendere decisioni critiche nella lotta Covid-19“, spiega Google. Stesso meccanismo è alla base dei dati sulla posizione geografica forniti da Facebook e usati da un gruppo di ricercatori negli Usa. Da metà marzo, riporta Reuters, sono utilizzati per analizzare l’effettiva adozione di distanziamento sociale in diversi città. Anche in questo caso di tratta di “dati aggregati, in conformità con le norme privacy“.

Un esperimento simile è stato condotto poche settimane fa – come ha scritto Wired.it – dall’Università di Pavia a cui Facebook ha fornito informazioni aggregate e anonimizzate per elaborare alcune proiezioni che sono pero’ rimaste nel perimetro universitario. Lo scambio è avvenuto all’interno del programma Data for Good, tra le iniziative del social di contrasto al contagio. L’app italiana per il tracciamento potrebbe dunque già beneficiare di queste informazioni anche se al momento sono diversi i nodi da sciogliere. Bisognerà infatti capire chi tracciare (solo i positivi o le categorie a rischio), cosa (contatti o spostamenti) e attraverso qualche tecnologia (bluetooth, gps, dati satellitari) o quella già in possesso di Google, Facebook e Apple.

Le proposte di app sono al vaglio di un gruppo di otto persone, ma l’intero team si avvale di 74 unità, che lavora anche sulla tele-assistenza. Non è detto però che dal giorno dopo la scelta di un sistema di tracciamento anche l’Italia avrà la sua applicazione, visto che per renderla operativa e gestire l’impatto sulla privacy potrebbe essere necessario un decreto. Infine, la ministra Paola Pisano più volte ha spiegato che servirà una sperimentazione per testare la validità della soluzione prima su un area più ristretta come la Lombardia, prima di calarla su scala nazionale. E proprio pochi giorni la Lombardia ha lanciato una sua app che viaggia verso i 500mila download.