Meteo Amarcord, l’apoteosi di NEVE del 15 Aprile 1995 tra Lazio e Abruzzo [FOTO e VIDEO]

Era il venerdì Santo di 25 anni fa: una cattiva goccia fredda e tanta umidità mediterranea alla base di una nevicata possente, fino alla bassa collina, con 30 cm diffusi e oltre 1 metro in 24 ore sui monti. 
Avezzano il 15 Aprile 1995
Avezzano il 15 Aprile 1995
Frosinone il 15 Aprile 1995
Frosinone il 15 Aprile 1995
Frosinone il 15 Aprile 1995

Si trattò di un episodio invernale tardivo piuttosto settoriale, ma di impatto significativo, che interessò principalmente alcune aree interne laziali, specie del Frusinate, e naturalmente quelle interne abruzzesi.  Artefice della bomba di neve, una goccia d’ aria fredda, originariamente di matrice scandinavo-baltica, isolatasi alcuni giorni precedenti sull’Est Europa, in prossimità della Romania, poi virata verso Ovest grazie ad una favorevole disposizione barica. L’alta pressione che già si ergeva meridiana  sul Mediterraneo centrale e su buona parte dell’Europa centro-orientale 3-4 giorni prima dell’evento, ebbe una rotazione di asse verso la Scandinavia, andando a resecare una saccatura fredda nel frattempo in azione appunto sull’Est Europa.

A cut-off compiuto, lo stesso promontorio di alta si congiunse con un’altra struttura anticiclonica, più debole, presente in territorio russo, attivando una circolazione oraria retrograda appunto dai settori continentali europei verso l’Europa centrale e il Mediterraneo.  In questa circolazione easterlies, la goccia fredda isolatasi in territorio rumeno, avanzò repentinamente vero Ovest perdendo via via gran parte del potenziale rigido iniziale, ma comunque raggiungendo il Mediterraneo con buone termiche negative al suo interno (goccia fredda nell’immagine in evidenza nella notte tra il 14 e il 15 aprile). 

Una volta raggiunto il Mediterraneo, l’asse ciclonico, sotto la spinta del flusso umido occidentale, ruotò veementemente in senso antiorario, rompendo il flebile ponte alto e riaprendo un nuovo varco verso il flusso sub-polare da cui la “goccia” mediterranea trasse ulteriore energia instabile. Sul nostro bacino, come già anticipato, nei giorni precedenti era presente un’alta pressione, quindi con clima piuttosto caldo nei bassi strati. L’arrivo del nucleo freddo chiuso,  cui erano annesse potenti vorticità, soprattutto alle quote medio-alte, attivò una risposta di aria molto umida e calda dal basso in risalita dal Tirreno, lungo l’asse depressionario ascendente. 

Un cocktail micidiale per contributo umido, soprattutto poi alle quote sensibili per instabilità convettiva, intorno ai 3000 m, e altro freddo dall’alto. Le termiche associate al sistema alla quota medio-bassa convenzionale di 1500 m, non erano particolarmente fredde, erano presenti, come visibile dalla seconda immagine termica, valori tra -2 e -3°C su Appennino centrale, – 4°C solo al Nordest, ma qui con poco contributo instabile dal basso.  Insomma, nel nucleo centrale perturbato, dove vi era la maggiore confluenza di aria umida e calda dei bassi strati e scontro con quella fredda dagli strati medio-alti, in corrispondenza appunto dei settori laziali e abruzzesi, le termiche sarebbero state per neve intorno ai 700-800 m.

Tuttavia, la potenza ascensionale del flusso umido dal basso, anche l’incentivo orografico, ovviamente, imposto dai rilievi esposti a Sud/Sudovest,  determinarono una tale instabilità in verticale e uno sviluppo di cumulonembi talmente elevato, con buona probabilità sino a toccare le soglie della Stratosfera che, con le prime precipitazioni violente, precipitò tanta aria fredda dall’alto ( fino a -28/-29° a 5000 m, terza immagine) verso il basso, insieme alle precipitazioni, al punto da far crollare lo zero termico fino a quote decisamente basse, 500/600 m. In questo contesto termico ebbe modo poi di protrarsi una instabilità accesa, violenta e continua per molte ore, data la staticità tipica le gocce fredde semi-stazionarie. 

Ne venne fuori una delle nevicate più poderose in assoluto, anche rispetto a quelle invernali, e naturalmente tra le più imponenti tardive, soprattutto i termini di consistenza delle precipitazioni. L’evento, poi,  ebbe oltremodo impatto poiché cadde tra il Venerdì Santo e il sabato di Vigilia, appunto della settimana Pasquale di quell’anno. Caddero fino a 20/30 cm di neve a Frosinone città, anche sotto i 300 m, ma questi cm diffusi su tutte le medie-basse colline interne tra Lazio, specie Frusinate, e Abruzzo; 40 cm sui Castelli Romani e fiocchi si portarono fino alle porte di Roma. Oltre a 30-40 cm di neve naturalmente all’Aquila, Avezzano, ma il massimo accumulo, in 24 ore di nevicate, si ebbe  sui monti della Marsica, fino a 120 cm. Nella galleria immagini, tutte le foto dello strepitoso evento che resta, seppure per area localizzata, uno dei più poderosi, in termini di consistenza della nevicata, documentati. 

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