I termovalorizzatori non inquinano, la prova nel lockdown per il Coronavirus [DATI e DETTAGLI]

Questo periodo di emergenza sanitaria, che ha imposto il lock-down per diverse attività (umane ma anche produttive), è particolarmente interessante per gli studiosi, poiché adesso è possibile, in maniera inequivocabile, individuare quali fonti emissive (e quanto) incidono maggiormente sulla qualità dell’aria che si respira

Le centraline ARPA dimostrano che a Brescia l’inceneritore più grande d’Italia non influisce sull’inquinamento da Polveri Sottili. I principali imputati sono il traffico e le altre attività industriali.

Sul sito di ARPA Lombardia (https://www.arpalombardia.it/Pages/Aria/qualita-aria.aspx) sono puntualmente pubblicati i risultati ed i grafici relativi alla qualità dell’aria nelle diverse città. Questo periodo di emergenza sanitaria, che ha imposto il lock-down per diverse attività (umane ma anche produttive), è particolarmente interessante per gli studiosi, poiché adesso è possibile, in maniera inequivocabile, individuare quali fonti emissive (e quanto) incidono maggiormente sulla qualità dell’aria che si respira. Siamo andati a vedere cosa succede a Brescia, sede del più grande termovalorizzatore d’Italia (e forse d’Europa) ed abbiamo confrontato i grafici degli ultimi 4 mesi (gennaio e febbraio senza lock-down e marzo aprile con il lock-down).

termovalorizzatore copenhill copenaghenInnanzitutto dobbiamo evidenziare che in questa città, proprio grazie al termoutilizzatore di A2A, esiste un’importante rete di teleriscaldamento urbano, che consente di fornire calore a gran parte della città, evitando l’utilizzo di altre caldaie domiciliari (metano, gasolio, pellet, termocamini, ecc.). Quindi, almeno qui, non è il riscaldamento degli edifici (case, uffici, negozi, ecc.) uno degli imputati (scagionato proprio dal termovalorizzatore…).

Con il lock-down è sotto gli occhi di tutti che le strade, sia quelle cittadine che le grandi arterie, sono letteralmente desolate ed è noto che il traffico sia una grande fonte di emissioni che incide sulla qualità dell’aria (non solo PM10). Infatti bloccata la circolazione non per poche ore (come spesso avviene quando si superano certi limiti) ma per diverse settimane, l’aria è tornata pulita e perfettamente respirabile.

Ma non c’è solo il traffico. Il lock-down ha imposto la chiusura di molte imprese. Tra queste ce ne sono alcune che hanno una qualche responsabilità sulle polveri sottili, basti pensare – ad esempio – ai cementifici, alle cave, alle imprese metallurgiche (tutti presenti nella zona).

Ecco quindi che chiuso il traffico ed alcune attività industriali, il PM10 è tornato a livelli accettabili. E’ bene ricordare che il termovalorizzatore, in quanto servizio pubblico essenziale, non ha chiuso nemmeno 5 minuti…

Se dobbiamo tutti ripensare come affrontare la fase due e soprattutto la fase tre (la normalità), prevedere un nuovo stile di vita, un nuovo modello di sviluppo (e lo diciamo proprio oggi che è l’Earth Day), forse le cose da affrontare sono tante, ma per favore, non offendete la vostra intelligenza: lasciate stare i termovalorizzatori.

Nei grafici del PM10 a destra si vede che nonostante i miglioramenti dovuti al lock-down, il Comune di Rezzato, nell’hinterland bresciano, continua ad avere livelli più alti rispetto a quello degli altri. A scanso di equivoci diciamo subito, per chi non conosce la zona, che Rezzato è dalla parte opposta del termovalorizzatore, da cui dista 12 km.